Solennità della Madre di Dio (Vigilia) e Te Deum

Cattedrale di Aosta

31-12-2025

 

In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio,
e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino,
adagiato nella mangiatoia.

Carissimi fratelli e sorelle, il Bambino adagiato nella mangiatoia è Dio che viene al mondo povero, indifeso, totalmente dipendente dalla sua famiglia come ogni bimbo che nasce sulla terra. Maria e Giuseppe, vigili e silenziosi, si prendono cura di Lui, cercano il senso di ciò che accade e custodiscono la relazione profonda tra loro, con Dio e con il Bambino.

La scena ci rimanda all’attenzione pastorale di quest’anno: prendersi cura della vita ordinaria di ogni comunità, a partire proprio dalla famiglia. La semplicità del presepe ci ricorda che è nella quotidianità che accogliamo la vita sovrabbondante che Gesù viene a portare. Ed è solo con la testimonianza umile e gioiosa di una vita quotidiana abitata dalla grazia di Dio che possiamo testimoniare il Vangelo in una società malata di ansia e fretta, minacciata da sfiducia e solitudine.

Riprendo tre appelli rivolti dal Papa alle comunità educative e, dunque, anche a famiglie e comunità ecclesiali: «Disarmate le parole, alzate lo sguardo, custodite il cuore» (Disegnare nuove mappe di speranza, 27.10.2025, n. 11.2). Sono atteggiamenti che delineano un percorso per prendersi cura delle relazioni tra noi e porre semi di relazioni sane e belle anche nella società e, quindi, nel mondo.

C’è innanzitutto bisogno di disarmare le parole, liberando il nostro linguaggio da pregiudizi, luoghi comuni e pettegolezzi, rifuggendo da polarizzazioni e contrapposizioni. Parole disarmate escono però dal cuore di persone umili e miti, che non si credono migliori degli altri, non sopravvalutano il proprio punto di vista e bandiscono da sé ogni forma di violenza. Come non pensare al silenzio e all’obbedienza di Giuseppe e di Maria che esprimono profondità interiore, mitezza e fede in Dio? Non vogliamo essere come loro? Non vogliamo imitarli nella vita familiare e comunitaria? La mitezza è un percorso di liberazione interiore che permette di mettersi davvero in ascolto dell’altro, premessa indispensabile perché ci sia rispetto, dialogo, stima e collaborazione. Proviamo allora a disarmare le parole, in famiglia, al lavoro, in comunità. Metteremo in moto un processo virtuoso di pace che può cambiare il volto del mondo.

La cura delle relazioni scaturisce anche dalla capacità di porsi domande importanti: «Dove sto, dove stiamo andando e perché?». Sono domande che ognuno si pone nel silenzio della sua coscienza, ma sono domande che la famiglia può porsi in un momento di revisione della vita familiare, sono domande squisitamente pronte per un Consiglio pastorale o una assemblea comunitaria. È un percorso di senso, ma anche di gusto. Consumando attività e parole, incontri e informazioni, rischiamo di non cogliere il senso delle cose e delle situazioni. E così neppure gustiamo fino in fondo la bellezza di ciò che ci è dato e delle esperienze che viviamo. Il Santo Padre, nel suo appello, suggerisce di alzare lo sguardo. Così ritroviamo Dio, che è il bandolo della matassa della vita di ognuno e della storia dell’umanità. La preghiera condivisa in famiglia, l’Eucaristia ci invitano ad alzare lo sguardo verso Dio e a riprenderci il tempo necessario per porci domande, fare discorsi, ascoltarci gli uni gli altri.

Questo ci permetterà di rimettere insieme i pezzi di vita personale, familiare e comunitaria, come faceva Maria. E possiamo facilmente immaginare che questo facesse dialogando con il suo sposo, Giuseppe. Si tratta di custodire il cuore. In un mondo estroflesso e votato all’efficienza, al fare tutto subito, il richiamo a custodire il cuore suona come rivoluzionario e si rivela profondamente generativo. Una relazione, per essere vera e crescere sana, ha bisogno di radicarsi in un’interiorità coltivata e custodita, libera dal culto dell’apparenza e dalla ghigliottina del giudizio altrui. Solo chi ha radici profonde e solida vita interiore può sfuggire alle lusinghe della superficialità e coltivare relazioni sane e solide, belle e gratuite.

Entriamo nel nuovo anno disarmando le parole, alzando lo sguardo, custodendo il cuore!

 

condividi su