Nella Diocesi di Aosta, l’8 Febbraio 2026 alle ore 14.30, presso il Santuario cittadino di Maria Immacolata, onoreremo la Giornata Mondiale del Malato.
Come di consueto, ci introdurremo alla preghiera con la recita del Santo Rosario e la successiva celebrazione dell’Eucaristia, presieduta dal nostro Vescovo Mons. Franco Lovignana. Si accosteranno a concelebrare i Padri Oblati, che ci ospitano nella loro Parrocchia, e i sacerdoti che nelle diverse Associazioni Diocesane si occupano stabilmente di promozione della salute e tutela della vita.
Quest’anno, il titolo scelto per la XXXIV Giornata Mondiale del Malato ci riporta alle basi della fede e delle buone opere con “La compassione del Samaritano: amare portando il dolore dell’altro”.
Sullo sfondo di ogni sforzo diocesano, negli ospedali, nelle RSA, nelle case di risposo e nel domicilio di ogni persona che vive la stagione della sofferenza, ci accompagnano le parole del Santo Padre Leone XIV. Egli, nel suo “messaggio annuale”, parla di guarigione, che è qualcosa di più ampio e profondo del semplice curare le malattie. Ci viene offerto il grande esempio del Buon Samaritano, non da ammirare ma da imitare. Il Papa ci fa riflettere rispetto a come trattiamo i malati, gli anziani, i disabili e i poveri che vivono intorno a noi. Dovremmo essere capaci di incontrare chi soffre e rispondere prontamente al suo grido di aiuto. “Ero malato e mi avete visitato” (Matteo 25,36): Gesù spiega quanto ci è vicino, quanto è facile incontrarlo, se abbiamo il coraggio di tendere la nostra mano “a uno di questi nostri fratelli più piccoli” (Matteo 25,40).
Il messaggio del Pontefice è suddiviso in tre parti:
- La prima parla dell’incontro, che si rivela così importante non solo per i malati, ma per tutti.
- La seconda parla della compassione, senza la quale non c’è guarigione.
- La terza parla del vero amore.
Nel nostro tempo viviamo tanto isolamento, solitudine e tutto ciò genera mancanza di speranza. L’incontro diviene quindi fondamentale per il processo di guarigione. Tutti hanno bisogno di “un orecchio che ascolti”, un incontro reale e non sentimentale, fugace, elettronico.
L’incontro vero è coraggioso, inclusivo. Così, ascoltare e rispondere ai malati mette alla prova la qualità e la verità delle nostre relazioni.
Il Santo Padre condivide la sua esperienza personale come missionario e vescovo in Perù dove ha visto molte persone mostrare misericordia e compassione nello spirito del Samaritano e dell’oste. Familiari, vicini, operatori sanitari, coloro che sono impegnati nella pastorale dei malati, e molti altri si fermano lungo la strada per avvicinarsi, guarire, sostenere e accompagnare chi è nel bisogno.
Nel messaggio si ribadisce come il vero amore abbia tre dimensioni essenziali e inseparabili: l’amore di Dio, l’amore del prossimo e l’amore di sé. La prima è misteriosa, la terza è sfuggente, ma amare il prossimo – che Gesù identifica come chiunque abbia bisogno di noi – è alla portata di tutti.
Possa, dunque, questo giorno santo ispirare gesti di incontro, compassione e amore ovunque si trovino malattia e sofferenza.
Al termine della Santa Messa ci ritroveremo nei locali della Parrocchia per un momento di rinfresco e convivialità.
Il Direttore dell’Ufficio di Pastorale della Salute
don Isidoro Mercuri Giovinazzo