Vespri nella Solennità di San Grato

Cattedrale di Aosta

07-09-2026

Anch’io, fratelli, quando venni tra voi, non mi presentai ad annunciarvi il mistero di Dio con l’eccellenza della parola o della sapienza. Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso. Mi presentai a voi nella debolezza e con molto timore e trepidazione. La mia parola e la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio. [1 Cor 2, 1-5]

 

Celebriamo san Grato, pastore ed evangelizzatore della nostra terra. Siamo tentati di riempire i vuoti della storia, immaginando il suo ministero in termini trionfali, come ha fatto l’autore della vita tardiva e leggendaria del tredicesimo secolo. Così rischiamo di pensare che allora fosse facile annunciare il Vangelo, a differenza di oggi, quando percepiamo ogni giorno difficoltà e ostacoli. La pagina paolina ci riporta con i piedi per terra, richiamando la logica di Dio che sceglie la croce come strumento con il quale Gesù opera la redenzione degli uomini. La croce è scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani, ma ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini (1 Cor 1, 23.25).

Questa logica è tout court la logica dell’evangelizzazione. Parlando della fondazione della Chiesa di Corinto, san Paolo ricorda che la sua predicazione non aveva usato parole altisonanti ed espedienti di sapienza mondana, così in voga all’epoca. Si era, invece, affidato alla potenza divina, annunciando in maniera spoglia Gesù crocifisso, senza coprirne lo scandalo e l’insensatezza agli occhi del mondo. La sua stessa persona era profondamente segnata da debolezza e timore. Veniva dallo scacco subito ad Atene (gli interlocutori lo avevano preso per un ciarlatano) e forse era anche malato. Paolo, però, si era fidato di Dio, cosciente di essere strumento nelle sue mani. Sapeva che non era la sua parola a generare vita e conversione, ma il contenuto dell’annuncio, Cristo crocifisso, accompagnato e confermato dall’azione dello Spirito nell’intimo delle persone.

Sì, l’evangelizzazione è questione di fede e non di sapienza mondana o carisma personale, comunque essi siano declinati. È un’indicazione precisa per noi evangelizzatori di un mondo complesso, multiculturale e anche confuso e disperso come il nostro, molto simile alla società di Corinto del primo secolo cristiano.

Il primo impegno da coltivare è la nostra adesione di fede. È la vita di fede che va continuamente riformata.

Ci aiuti e ci sostenga san Grato!

 

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