Cari fratelli e sorelle vorrei consegnare a me stesso e a ciascuno di voi tre parole tratte dalla Parola appena proclamata.
Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli
È il mandato di Gesù. È imperativo: Andate! Non è opzionale: fa parte del discepolato cristiano. È preciso: Battezzandoli… insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Il discepolo non si fa da sé, in un rapporto individualistico con Dio, ma viene generato dall’azione della comunità e cresce dentro ad essa. La relazione con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo iniziata dal Battesimo si realizza dentro la comunità nella quale lo Spirito agisce mediante la grazia dei Sacramenti e mediante la Parola che si fa insegnamento di tutto ciò che Gesù ha comandato perché sia fedelmente praticato. La Parola annunciata deve plasmare il cuore, la mente, la vita, le relazioni del credente. È un processo che incomincia da fanciulli e ragazzi, ma che dura tutta la vita, finché il credente assuma la forma di Cristo (cfr Gal 4, 19b).
In mezzo alle genti narrate la sua gloria,
a tutti i popoli dite le sue meraviglie
È il come della missione di Gesù: è venuto nel mondo per raccontarci il Padre e il suo amore per noi. È il modo della missione che Gesù vuole per i suoi discepoli: raccontare la bellezza dell’essere cristiani, le meraviglie che Dio compie per noi. E la prima meraviglia che Dio rende possibile è la comunione con Lui e tra di noi, la fraternità possibile. In Cristo è possibile andare d’accordo e costruire relazioni sane, belle, fraterne, in famiglia e nella comunità. Uniti nella missione è il messaggio che il Papa ci affida quest’anno per il mese missionario. Si annuncia, si racconta, si testimonia in maniera efficace se si mostra unità, senza nascondere le fatiche e le differenze, ma superandole e facendole convergere in Cristo.
Éclatez en cris de joie, vous, ruines de Jérusalem,
car le Seigneur console son peuple, il rachète Jérusalem
Non ci può essere missione se non a partire dalla gioia che scaturisce dalla consolazione di Dio, dalla certezza che ogni rovina può essere ricostruita dalla sua grazia. Questa consapevolezza di fede va coltivata ed è oggi più che mai necessaria. Dobbiamo bandire dai nostri discorsi il pessimismo e la lamentela per affermare con fiducia che siamo nelle mani di Dio, che le persone sono amate da Dio e chiamate tutte alla salvezza, che il nostro mondo, così insanguinato dalla violenza e così apparentemente sordo al Vangelo, è oggetto della benevolenza di Dio e rimane chiamato a costruire pace e giustizia.