Il Libro dei proverbi ci invita a ricercare la sapienza: Figlio mio, se tu accoglierai le mie parole… comprenderai il timore del Signore e troverai la conoscenza di Dio… Allora comprenderai… la rettitudine e tutte le vie del bene. Nel Prologo della Regola San Benedetto scrive: Ascolta, figlio mio, i precetti del maestro… e metti concretamente in pratica gli ammonimenti… cosicché tu possa per laboriosa obbedienza tornare a Colui dal quale ti eri allontanato per l’inerzia della disobbedienza. L’ascolto obbediente della Parola di Dio è un percorso esigente e liberante che riconduce a Dio l’umanità ferita dal peccato, dalla disobbedienza. Praticare i precetti del Signore è come una terapia: richiede la partecipazione del malato, il suo impegno e la perseveranza. Si tratta di un percorso di conversione che dura tutta la vita, come la conversio morum nella vita monastica, cioè l’impegno costante per cambiare il proprio stile di vita per conformarsi a Cristo Gesù. Questo impegno non si conclude con l’ingresso in monastero, ma inizia quel giorno. Così è per la vita di ciascuno di noi. Si tratta di un percorso sapienziale: l’ascolto obbediente della Parola di Dio, se sincero e responsoriale, rende sapienti, ci fa uomini e donne che imparano, conoscono e praticano il segreto della vita. È la via del Vangelo, la via della gioia!
Il brano evangelico dice che il percorso permanente di conversione si concretizza nella rinuncia a mettere la propria speranza di vita in se stessi e nel possesso: Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome… e porta fin da subito al raggiungimento di tre mete: riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna.
La prima meta è la vita eterna, cioè la relazione con Dio. Mi sembra oggi la testimonianza più urgente che dobbiamo dare a questo mondo disorientato. Dio esiste, Dio è creatore. Dio ci ama. La vita dell’uomo ha un senso se riconosce questa verità scritta nelle profondità del suo essere. Questa relazione fondamentale è da rimettere in ordine.
La seconda è la comunione possibile tra gli uomini. La vita della comunità cristiana – famiglia, monastero, parrocchia – è il centuplo promesso da Gesù. In Lui la diversità non divide, può essere rispettata e composta nella concordia; le fragilità di ognuno non diventano giudizio, ma possono essere accolte e supportate. È la libertà di cui parla san Paolo in Galati: Voi infatti, fratelli, siete stati chiamati a libertà. Che questa libertà non divenga però un pretesto per la carne; mediante l’amore siate invece a servizio gli uni degli altri (Gal 5, 13). Parola sublime, pratica crocifiggente. L’unica però capace di rendere possibile la comunione, quella vera. Lo sanno gli sposi. Lo sanno le monache. Lo sa ogni comunità che voglia vivere nella verità di Cristo Signore.
La terza è la relazione armonica con il creato. Il centuplo in case e campi, potremmo dire. In realtà nel Vangelo di Marco Gesù dice proprio: Non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà (Mc 10, 29-30). L’uomo ritrova la sua vocazione originaria di custode e collaboratore del Creatore, vincendo la tentazione del dominio e dello sfruttamento egoistico. L’equilibrio tra preghiera e lavoro, il rispetto per gli strumenti di lavoro prescritti da san Benedetto, la capacità di intervenire sulla terra per bonificarla e renderla vivibile e coltivabile, come hanno fatto per lunghi secoli i suoi figli, vanno precisamente in questa direzione.
La rinuncia porta frutti di vita eterna, di comunione e di armonia. È il dono della Sapienza che viene dall’alto, è la progressiva conformazione all’uomo nuovo, Cristo Gesù. Come fratelli e sorelle, scelti da Dio, santi e amati, ci diamo, ci ridiamo oggi la mano. Camminiamo insieme sulla stessa via del ritorno al Padre, rivestendoci di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità. Amen.