Santa Messa per la Giornata del Malato

Parrocchia Santuario di Maria Immacolata in Aosta

08-02-2026

 

Carissimi, Gesù ci interpella con grande forza: Voi siete il sale della terra … Voi siete la luce del mondo. Tutti i cristiani stanno nella società come sale e come luce: chi è ammalato, chi è portatore di disabilità, chi in questo momento gode buona salute, chi assiste persone in difficoltà. Siamo tutti chiamati a prenderci cura gli uni degli altri in famiglia e nella comunità. Il sapore e la luce che possiamo donare al mondo non è tanto la buona azione di ognuno di noi, ma la fraternità e la cura che caratterizzano le nostre relazioni.

Gesù aggiunge che, per essere efficaci, il sale non deve perdere il sapore e la luce va posta sul candelabro. Che cosa dobbiamo fare per non perdere sapore e non nascondere la luce del Vangelo? Rispondo traendo alcune indicazioni dal Messaggio del Papa per Giornata mondiale del malato: “La compassione del samaritano: amare portando il dolore dell’altro”.

Bisogna innanzitutto che nel nostro prenderci cura gli uni degli altri siamo «spinti sempre dall’amore per Dio». Così scrive il Santo Padre: «Desidero vivamente che nel nostro stile di vita cristiana non manchi mai questa dimensione fraterna, “samaritana”, inclusiva, coraggiosa, impegnata e solidale, che ha la sua radice più intima nella nostra unione con Dio, nella fede in Gesù Cristo». Questo stile di vita “samaritano” è il vero rimedio alle ferite dell’umanità.

In secondo luogo bisogna imparare o reimparare a vivere ogni incontro come dono. Il nostro tempo è caratterizzato dalla fretta che genera indifferenza, perché ci impedisce di avvicinarci e fermarci per guardare i bisogni e le sofferenze degli altri. Davanti al malcapitato il samaritano «si è fermato, gli ha donato vicinanza, lo ha curato con le sue stesse mani, ha pagato di tasca propria e si è occupato di lui. Soprattutto gli ha dato […] il proprio tempo» (Francesco, Fratelli tutti, 63). «Essere prossimo non dipende dalla vicinanza fisica o sociale, ma dalla decisione di amare. Per questo il cristiano si fa prossimo di chi soffre, seguendo l’esempio di Cristo, il vero Samaritano divino che si è avvicinato all’umanità ferita. Non si tratta di semplici gesti di filantropia, ma di segni nei quali si può percepire che la partecipazione personale alle sofferenze dell’altro implica il donare sé stessi, significa andare oltre il soddisfacimento dei bisogni, per arrivare a far sì che la nostra persona sia parte del dono. Questa carità si nutre necessariamente dell’incontro con Cristo, che per amore si è donato per noi» (Messaggio del Papa).

Infine sale e luce non perdono efficacia se la cura di chi è nel bisogno viene condivisa. La compassione del samaritano si è tradotta in gesti concreti di umanità e soprattutto ha saputo coinvolgere altri, affidando il ferito alle cure dell’albergatore. Qui mi permetto di rilanciare quanto più volte detto: la cura delle persone ammalate, anziane e sole dev’essere una priorità per le nostre comunità. Dobbiamo creare una rete che avvolga, visiti e accompagni chi è nel bisogno e sostenga chi si prede cura di loro. Così scrive il Santo Padre: «Molte persone condividono la misericordia e la compassione alla maniera del samaritano e dell’albergatore. I familiari, i vicini, gli operatori sanitari, le persone impegnate nella pastorale sanitaria e tanti altri che si fermano, si avvicinano, curano, portano, accompagnano e offrono ciò che hanno, danno alla compassione una dimensione sociale. Questa esperienza, che si realizza in un intreccio di relazioni» diventa una vera azione ecclesiale, piccola luce di testimonianza davanti al mondo.

Affidiamo alla Regina della nostra Valle questi propositi perché possano attuarsi per il nostro impegno e per la grazia di Dio. Amen.

 

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