È bello che nel giorno in cui celebriamo la festa di Sant’Orso la Liturgia ci proponga le Beatitudini. Sono l’autoritratto di Gesù: non è mai arrogante, non insulta, non aggredisce; pur non aderendo mai al peccato, è sempre misericordioso verso il peccatore; non è doppio nel suo parlare e nel suo agire, è puro di cuore; si fa ammazzare, ma non usa violenza. È questo il suo modo di rapportarsi con Dio e con gli altri.
Il cristiano è chiamato a specchiarsi nel ritratto di Gesù per riprodurlo nella sua vita. Sant’Orso è una copia riuscita del Maestro. Così viene descritto nel documento più antico che racconta la sua vita (9° sec.): «Mansuetissimo, come un agnello, semplice nel volto… Nessuno mai lo vide adirato o agitato. Nella sua bocca non si trovava mai altro che pace, pazienza, umiltà e misericordia».
Non mi soffermerò sui miracoli compiuti dal Santo, ma sulle azioni di tutti i giorni che traducevano lo spirito delle beatitudini, opere che anche noi siamo spronati a compiere seguendo il suo esempio:
- carità: «Queste erano le sue opere: quotidianamente visitare gli infermi, nutrire i poveri, consolare i piangenti»;
- pacificazione delle relazioni: «Se vedeva qualcuno adirato, con molti discorsi placava il suo animo»;
- preghiera: «Cento volte al giorno e cento volte alla notte elevava a Dio una fervente preghiera»;
- lavoro: «L’uomo di Dio quotidianamente… lavorava con le sue mani, sminuzzando la terra col rastrello». E questo faceva per sostentare se stesso e la sua comunità, per condividere con i poveri e addirittura con gli uccelli del cielo.
Cari amici, è un programma di vita quello che ci viene consegnato per vivere anche noi le beatitudini di Gesù. Chiediamo a Sant’Orso la grazia di incamminarci con più decisione e generosità su questa strada, che è strada di felicità, di vita piena.
La preghiera ci fa vivere la prima beatitudine, la povertà di spirito, cioè la piena fiducia in Dio e l’abbandono alla Provvidenza. Questo abbandono ci rende sicuri e quindi liberi da ansie e paure, liberi dal bisogno di accaparrare per noi stessi tutto il possibile o di combattere per difendere a tutti i costi noi stessi, le nostre cose, i nostri punti di vista.
Se ci fidiamo davvero di Dio, possiamo essere miti, misericordiosi e diventare operatori di pace perché non abbiamo più paura di perderci, di metterci la faccia. Quanto è necessaria questa testimonianza cristiana oggi! La nostra società ha bisogno di cristiani come sant’Orso, capaci di opporre all’arroganza delle urla e della forza la mitezza dell’ascolto e del dialogo. Ha bisogno di uomini e donne non arrabbiati, ma riconciliati con se stessi e con il mondo, capaci di ragionare sulle cose. Ha bisogno di cristiani che colgono in ogni persona e avvenimento la presenza amorosa di Dio e la cantano nella preghiera e nel servizio umile e generoso. La nostra società ha bisogno di cristiani che sappiano opporre alla violenza il dono di sé e il perdono, che non rendano male per male, che tengano davanti agli occhi Gesù crocifisso che prega così: Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno (Lc 23, 34). Ha bisogno di cristiani che vivano il lavoro con lo spirito di Sant’Orso, responsabili nei riguardi della creazione e degli altri, consapevoli del valore sociale e culturale di quanto operano, aperti e attivi nella solidarietà. Amen.