Santa Messa nella festa di San Francesco d’Assisi

Convento dei Cappuccini di Châtillon

04-10-2026

 

Nessuno può conoscere Dio se non passando attraverso la parola e la vita di Gesù, il Figlio di Dio fatto uomo, l’unico che conosce il Padre e che è venuto in mezzo a noi per  raccontarcelo. Gesù ci invita a unirci a Lui per poter entrare nel mistero di amore che Lo unisce al Padre. Per poter entrare occorre farsi piccoli: Se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli (Mt 18, 3).

Che cosa vuol dire farsi piccoli? Gesù risponde: venite a me… e imparate da me, che sono mite e umile di cuore. Ci invita a farci suoi discepoli e a imitarlo nella mitezza e nell’umiltà di cuore. Praticando mitezza e umiltà diventiamo piccoli e così veniamo messi a parte dei segreti di Dio e troviamo pace per la nostra vita.

È l’esperienza di Francesco, la scelta della minorità, cioè il rovesciamento non violento e dentro di sé della piramide sociale. La fraternità che Francesco propone e vive con i suoi primi compagni è quella del Vangelo dove al centro c’è Gesù umile che serve. Essere minore significa sentirsi piccoli e nulla davanti a Dio, ma anche mettersi al servizio degli altri. Tommaso da Celano riporta queste parole del Santo al Cardinale di Ostia: «Signore, i miei frati proprio per questo sono stati chiamati Minori, perché non presumano di diventare maggiori. Il nome stesso insegna loro a rimanere in basso e a seguire le orme dell’umiltà di Cristo» (Vita seconda, FF n.148). Francesco rinuncia radicalmente al possesso e al potere come criterio di organizzazione delle relazioni e della vita. La minorità, sia pure declinata a seconda della vocazione di ognuno, è terreno di coltura per la pace. Se imparassimo a guardare a Francesco non per gridare la pace, ma per fare la pace!

Nel suo testamento Francesco dice: “Il Signore mi rivelò che dicessimo questo saluto: il Signore ti dia pace” (Testamento, FF n. 121). Noi sappiamo che la pace è il dono di Dio per eccellenza ed è ciò che ogni uomo desidera per sé e per la propria famiglia. Oggi, poi, lo desideriamo per il nostro mondo insanguinato da tanta disumana violenza. Ai suoi primi fratelli Francesco aggiungeva: La pace che annunziate con la bocca, abbiatela ancor più copiosa nei vostri cuori. Non provocate nessuno all’ira o allo scandalo, ma tutti siano attirati alla pace, alla bontà, alla concordia dalla vostra mitezza (Leggenda dei tre compagni, FF n. 1469). La pace di Francesco è quella di Cristo, e la trova chi prende su di sé il giogo di Gesù, cioè il suo comandamento: Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri (Gv 13, 34). E questo giogo non è una bandiera, non si può portare con arroganza, con presunzione, con superbia, ma solo con mitezza e umiltà di cuore.

San Francesco ci fa capire che la pace ha a che fare con il rispetto e l’amore per tutto ciò che Dio ha creato, a partire dalle persone umane – il bambino che deve nascere, l’anziano che ha bisogno di essere accompagnato, il lavoratore, la famiglia, l’esule … – fino ad abbracciare tutte le creature. Siamo chiamati a custodire e proteggere tutti e tutto. Il discepolo di Gesù che ama Dio si apre a sentimenti di fraternità universale e si prende cura del prossimo e della creazione che Dio ha affidato all’uomo.

Ci ottenga l’intercessione di Francesco di vivere la fede cristiana come l’ha vissuta lui, nella minorità generatrice di fraternità e di pace.

 

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