Come la pioggia e la neve …
Quante volte abbiamo ascoltato e meditato queste parole di Isaia! La pioggia e la neve scendono dal cielo, irrigano la terra, rendendo fecondo il duro lavoro dell’uomo e possibile il suo sostentamento. Così accade anche per la Parola che esce dalla bocca di Dio (cfr Dt 8, 3) nei confronti della nostra vita.
La Parola di Dio è potente, ma richiede la collaborazione libera, responsabile e anche faticosa dell’uomo, esattamente come la pioggia che sostiene, ma non sostituisce il lavoro dell’agricoltore.
La spiegazione della parabola da parte di Gesù accentua questa dimensione, contrapponendo il cristiano che ascolta la Parola e non la comprende al cristiano che ascolta e comprende. Non si tratta di una comprensione intellettuale, ma di un ascolto profondo che fa maturare la Parola dentro al cuore e all’intelligenza, predisponendo il cristiano a mettere in pratica ciò che essa suggerisce. Riflettiamo come singoli, come sposi, come famiglie sull’affermazione del Signore: «Perché in me, nella mia famiglia, nella mia comunità alcune volte il seme non attecchisce e non fruttifica? Quali sono gli ostacoli, le resistenze che ci impediscono di accogliere in maniera viva e dinamica la Parola di Dio?». È mia esperienza, e forse anche vostra, che spesso la Parola tocchi il cuore, illumini l’intelligenza, muova anche inizialmente la volontà e poi tutto svanisce come se un velo o un invisibile muro si interponesse tra me e la Parola. A ben leggere la spiegazione di Gesù, sembra che il grande ostacolo sia rappresentato dalla superficialità che si fa ora leggerezza, ora incostanza, ora cedimento al fascino delle cose del mondo.
Gesù suggerisce come rimedio il ridare valore all’interiorità: Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto. Non basta esserci, sentire. Occorre fermarsi per ascoltare davvero ciò che il Signore dice proprio a me, a noi; fermarsi per intrattenere un dialogo con Dio all’interno di sé; fermarsi per riflettere sulla propria vita e sulle cose che accadono, elaborandole alla luce del Vangelo. E ciò che vale per ognuno di noi, vale anche per la famiglia e per la comunità. Il nostro mondo ci invita a vivere proiettati al di fuori di noi, dove ciò che conta sono successi veri o presunti, apparenze, giudizi degli altri.
Dobbiamo riconquistare spazi di interiorità, di silenzio. C’è una bella espressione latina che indica la vita interiore, habitare secum, abitare presso se stessi, cioè essere maggiormente consapevoli di sé, della propria vita, delle proprie scelte. Qui la Parola di Dio può radicarsi e fruttificare. Già il Deuteronomio dice che la Parola di Dio non è lontana da ciascuno di noi: È molto vicina a te, è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica (Dt 30,14). Certo questo richiede anche il coraggio della lotta spirituale per estirpare dal cuore il disordine delle passioni, le cattive abitudini, per abbracciare le vie del bene, del Vangelo. Tutto ciò chiede anche tanta pazienza, la pazienza operosa dell’agricoltore!