Saluto alla Tavola rotonda “Il giornalismo come relazione”

Aosta - Istituto San Giusappe

06-07-2026

Signore e Signori,

sono molto onorato di dare il benvenuto a tutti i presenti e di salutare cordialmente i Presidenti nazionale e regionale dell’UCSI, il Rappresentante della Presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Valle d’Aosta e i Relatori di questa Tavola Rotonda.

Senza voler entrare nel tema, molto interessante, proposto alla nostra attenzione, mi limito a richiamare un contributo di altissimo livello offerto da Leone XIV nell’Enciclica Magnifica Humanitas, quando parla del dovere di custodire l’umano all’interno della trasformazione digitale in atto. Egli declina questa custodia con tre imperativi: riscoprire la verità come bene comune, tutelare la dignità del lavoro e custodire la libertà contro ogni dipendenza e mercificazione (cfr n. 131).

Mi colpisce in particolare la riflessione che il Santo Padre svolge sulla verità considerata come bene comune. Per bene comune la Dottrina sociale della Chiesa, fin dal Concilio, intende l’insieme delle condizioni sociali, culturali, economiche e spirituali che permettono a tutte le persone, a tutti i gruppi sociali e a tutti i popoli di raggiungere la propria piena realizzazione (cfr GS 26). La ricerca della verità anzi, se permettete, il servizio alla verità costituisce oggi un elemento essenziale per una convivenza sociale degna di questo nome, in un contesto nel quale la polarizzazione delle idee e delle posizioni ci impone narrazioni distorte e tendenziose e una confusione generalizzata dei confini tra bene e male, tra vero e falso, tra dati e opinioni.

Come giustamente rileva il Santo Padre, «la disinformazione non nasce con l’IA, ma trova oggi in essa un moltiplicatore potente. La possibilità di manipolare contenuti, immagini e filmati espone i cittadini a prospettive parziali o fuorvianti» (MH 132). Da qui il richiamo alla dimensione razionale e relazionale della ricerca della verità dei fatti nel discorso pubblico. La prima «richiede verifica, riscontro delle fonti e responsabilità argomentativa»; la seconda «si costruisce attraverso legami di fiducia e pratiche condivise, in un confronto onesto con gli altri e con il mondo. Solo la ricerca condivisa della verità dei fatti, assunta come bene comune, può fondare una comunicazione giusta» (MH 132). Qui evidentemente il giornalismo e il giornalista giocano un ruolo di primo piano.

Vale la pena osservare che la comunicazione non è solo trasmissione di informazioni, ma creazione di cultura. Al riguardo, non manca una forte denuncia da parte del Papa: «Coloro che dispongono di potenti risorse tecniche ed economiche – e, con esse, anche di molte risorse umane per intervenire – hanno un’importante capacità di indurre cambiamenti culturali e, in ultima analisi, di convincere un numero significativo di persone su quale sia la verità sull’essere umano, sul mondo, sul senso dell’esistenza, sulla famiglia, persino su Dio. Questo è puro potere privo di verità, che impone sottilmente o apertamente ciò che vuole che gli altri considerino vero» (MH 133).

Per questo motivo è necessaria un’ecologia della comunicazione affinché gli strumenti della trasformazione digitale non siano né demonizzati né idolatratati, ma governati «a partire da un punto fermo: la verità è un bene comune e non una proprietà di chi ha potere o visibilità» (MH 137). Queste affermazioni paiono utopia, eppure a volte Davide vince Golia. È successo tante volte nella storia. Può succedere anche oggi, se si agisce sostenuti da ferma fede o da forti convinzioni. Secondo il Papa l’ecologia della comunicazione esige: sul versante delle regole pubbliche, norme che rendano più trasparenti le logiche con cui i contenuti vengono selezionati e amplificati e che tutelino i dati personali; sul versante sociale e culturale, il rafforzamento dei corpi intermedi, un giornalismo serio e luoghi di confronto in cui contino l’argomentazione e la verifica più che la reazione immediata; sul versante della scuola e della famiglia, la maturazione dell’esigenza di una nuova consapevolezza educativa e la formazione all’utilizzo corretto e critico degli strumenti digitali (cfr MH 137).

Concludo con questi auspici ‘ecologici’ di papa Leone e auguro a tutti una proficua partecipazione ai lavori di questa sera.

Grazie.

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