Carissimi, sono almeno tre i motivi che ci riuniscono oggi in chiesa: è domenica, giorno del Signore, nel quale i cristiani si radunano per la Messa; celebriamo i cento anni del Gruppo Alpini, compleanno molto speciale che ci offre l’occasione per dire un grande grazie a tanti campioni di generosa solidarietà; infine veneriamo il beato Vuillerme la cui sorgente è stata rimessa in onore proprio grazie al Gruppo Alpini.
Parto proprio dal Beato. Mi piace ricordare come Mgr Duc, autore della Histoire de l’Eglise d’Aoste, introduce le pagine dedicate a lui: «Le lecteur se réjouira peut-être dans l’espoir de trouver ici des détails biographiques intéressants sur le bienheureux Vuillerme. Qu’il se détrompe d’avance. Une regrettable obscurité plane sur la vie de cet homme de Dieu». Effettivamente sono poche, per non dire nulle, le notizie storiche relative al nostro Santo. Eppure la venerazione, che da sempre lo circonda, è segno della fecondità del suo ministero. In un certo senso il miracolo raccontato dalla tradizione – una pianta di piselli sarebbe fiorita sulla sua tomba il 7 febbraio un anno dopo la sua morte – è un simbolo efficace di ciò che hanno prodotto la sua vita santa e il suo servizio di Parroco. Quando una pianta fiorisce e porta frutto chi pensa più al seme che era stato gettato nella terra, vera radice di tanta fecondità? Questo è accaduto al Beato: il seme sepolto nell’oscurità della storia, vive nella fede e nella memoria del suo popolo.
Sia la giornata odierna un invito a riprendere in mano il nostro Battesimo. Forse molti di noi sono qui oggi in maniera straordinaria, ma il Signore ci attende tutti ogni domenica. Questa è la nostra casa, questa è la mensa del Signore alla quale siamo tutti benvenuti e attesi. Da qui scaturisce la grazia che salva e consola, che dona il perdono dei peccati e aiuta a costruire unità tra di noi – Dio sa quanto ce n’è bisogno! – che prepara nelle fibre più profonde del nostro essere l’eternità futura.
Mi rivolgo a voi, Alpini, così generosi sempre nell’intervenire con immediatezza nelle calamità, ma anche nell’aiuto a persone e famiglie nella vita di tutti i giorni, e nel sostenere le iniziative di animazione della vita comunitaria. Considerate che la cultura della solidarietà, che vi appartiene, è frutto del Vangelo di Gesù che ha lavorato lungo i secoli. È una cultura oggi largamente minacciata dall’individualismo galoppante. L’ascolto della Parola di Gesù, l’obbedienza ai suoi comandamenti, la partecipazione alla Messa non possono che consolidare la cultura della solidarietà che hanno contribuito a generare.
Carissimi tutti, mettiamoci sotto lo sguardo di Gesù. Sentite: Vedendo le folle ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore. È la nostra fotografia. Che bello sapere che Gesù ci guarda con cuore aperto, pieno di amore. Nessuno di noi è un numero per Lui!
L’umanità è per Gesù gregge senza pastore, ma anche campo di grano pronto per la mietitura. Occorrono pastori e operai per servire questa umanità ferita e smarrita. Lo sguardo di Gesù si fa progetto. Chiede preghiera e affida ai dodici il compito di essere pastori e operai nel campo di Dio, l’umanità. Pregate dunque il Signore della messe perché mandi operai nella sua messe! Preghiamo dunque e rendiamoci disponibili!