Caro Simone, cari fratelli e sorelle, chi è il protagonista e chi il destinatario di questa sacra Ordinazione?
Al centro, anche visivo, poniamo Simone, ma non è lui il protagonista, bensì lo Spirito di Dio, come in ogni Liturgia e a maggior ragione oggi.
Al centro dell’azione ancora una volta vedremo Simone, ma non è il destinatario ultimo del dono. Quanto Simone riceve non è per lui ma per la Chiesa che è chiamato a servire con dedizione, amore e umiltà.
La Parola ascoltata ci aiuta a entrare con fede in quanto stiamo vivendo.
Parto dall’unzione di Davide e precisamente dalle parole rivolte da Dio a Samuele: Non guardare al suo aspetto… non conta quel che vede l’uomo… l’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore. Dio invita il profeta a non lasciarsi guidare da logiche mondane. Ciò che conta è la scelta divina e l’azione dello Spirito di Dio. Noi crediamo che mediante l’Ordinazione ogni sacerdote – oggi Simone – viene configurato nel più profondo del suo essere a Gesù capo e pastore della Chiesa. Per questo è chiamato a renderlo presente non solo con l’insegnamento e le azioni liturgiche, ma anche con la sua persona e la sua vita, nonostante le fragilità della natura umana e della storia personale. Non dimentichiamo – lo dico a me, ai sacerdoti e, in particolare, a te Simone – che la conformazione a Cristo ha le sue radici nell’Ultima Cena dove nasce il sacerdozio ministeriale. Essa rinvia alla lavanda dei piedi con la quale Gesù anticipa e spiega il suo sacrificio sulla Croce, il momento più alto della sua azione sacerdotale. Le parole del Maestro e Signore: Vi ho dato un esempio… perché anche voi facciate come io ho fatto a voi (Gv 13, 15) valgono per tutti i discepoli, ma hanno un significato particolare per noi. Il sacramento dell’Ordine ci da la forma di Gesù che guarda ai discepoli non dall’alto, ma dal basso verso l’alto, Lui che umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce (Fil 2, 8). Siamo uniti sacramentalmente al suo mistero di spogliazione, di abbassamento, di servizio. Il nostro stile di vita, la nostra presenza in mezzo alla gente e le relazioni pastorali con le persone che il Signore ci affida devono esprimere questo abbassamento e servizio. Caro Simone, il dono dell’ordinazione non è qualcosa che si aggiunge, ma qualcosa che spoglia radicalmente la tua umanità per renderla trasparente a Cristo Signore. Se vuoi rimanere veramente nella relazione con Gesù devi accogliere e fare tuo il suo amore, donando la vita come Lui (cfr Gv 15, 9-13; 10, 10b-11).
La spogliazione non è mai facile: prende la forma dell’umiltà, ma anche dell’umiliazione; del coraggio di dire la verità del Vangelo, ma anche di tacere quando, per il bene altrui, è meglio non reagire; del voler bene anche quando non siamo capiti, riconosciuti e rispettati. Per questo motivo consegno a te, Simone, in particolare, le parole del Salmo: Il Signore è il mio pastore… Mi guida per il giusto cammino… Anche se vado per una valle oscura, non temo alcun male, perché tu sei con me.
San Paolo esorta: Fratelli, un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come figli della luce. La luce è Gesù, la luce vera, quella che illumina ogni uomo (Gv 1, 9). Fin dai primi tempi della Chiesa il miracolo con il quale Gesù dona la vista al cieco nato viene letto in riferimento al Battesimo, chiamato appunto anche Illuminazione. Al credente si apre la possibilità di partecipare alla conoscenza che Dio stesso ha di Sé e di noi, della nostra vita e della nostra storia. In quest’opera di illuminazione si inserisce il ministero di predicare e di insegnare affidato al presbitero e che egli compie in comunione e collaborazione con il Vescovo, successore degli Apostoli. Caro Simone, questo ministero non si esaurisce con la parola, ha bisogno del supporto della tua vita: «Esercitando il ministero della sacra dottrina sarai partecipe della missione di Cristo, unico maestro. Dispensa a tutti quella parola di Dio, che tu stesso hai ricevuto con gioia. Leggi e medita assiduamente la parola del Signore per credere ciò che hai letto, insegnare ciò che hai appreso nella fede, vivere ciò che hai insegnato» (Pontificale Romano. Ordinazione di un Presbitero , 167).
Il gesto di Gesù, che pone sugli occhi del cieco un po’ di fango realizzato con la polvere del suolo e la sua saliva, rimanda ai Sacramenti della Chiesa nei quali si attua oggi la potenza salvifica di Cristo. La comunità celebra i Sacramenti sotto la presidenza del presbitero chiamato a rendere presente Gesù. Anche qui, caro Simone, cari fratelli presbiteri, non dimentichiamo mai di essere i primi fruitori della grazia di Dio. Siamo degni dispensatori dei misteri divini soltanto se viviamo di essi e in particolare dell’Eucaristia e del Perdono dei peccati.
Caro Simone, esprimo con le parole della Liturgia l’augurio che porto nella preghiera per te: «Riconosci… ciò che fai, imita ciò che celebri, perché partecipando al mistero della morte e risurrezione del Signore, tu porti la morte di Cristo nelle tue membra e cammini con lui in novità di vita» (Pontificale Romano. Ordinazione di un Presbitero, 167).