Entriamo nel Cenacolo e contempliamo Gesù che si spoglia e si inginocchia davanti ai discepoli per lavare loro i piedi.
Per aiutarci a cogliere il significato del gesto, l’evangelista ci offre una chiave di lettura: Gesù… avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine. Sino alla fine non è detto solo in senso temporale, ma soprattutto come intensità: Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici (Gv 15, 13). Nel gesto della lavanda è racchiuso il mistero di abbassamento e di spogliazione che caratterizza la vita del Signore, dall’incarnazione alla crocifissione: Svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini… umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce (Fil 2, 7-8).
Contemplare Gesù inginocchiato ai piedi dei discepoli è come contemplarlo povero a Betlemme, morente sulla croce, pane spezzato sull’altare.
Alla luce di questa chiave di lettura raccogliamo due parole di Gesù che possono guidare preghiera e adorazione, stasera e domani.
La prima è quella rivolta a Pietro, che vuole sottrarsi all’umile servizio del Maestro: Se non ti laverò, non avrai parte con me. La grazia che ci salva passa attraverso l’umiliazione del Cristo, attraverso la sua croce: Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce… dalle sue piaghe siete stati guariti (1 Pt 2, 24). La parola di Gesù a Pietro ci ricorda che la salvezza non si merita, che dobbiamo farci piccoli e lasciarci raggiungere gratuitamente dal Signore: il suo sangue ci purifica, il suo corpo ci nutre, il suo Spirito ci inebria. La nostra vita rinasce dal corpo esanime del Salvatore che trasmette a noi la sua vita, il suo Spirito.
La seconda parola è quella che Gesù rivolge a tutti i discepoli: Vi ho dato un esempio… perché anche voi facciate come io ho fatto a voi. La fraternità e la pace che tanto desideriamo hanno la loro radice nell’Eucaristia che chiede a noi, che la celebriamo e la riceviamo, di immedesimarci con il Cristo. Solo se da Lui impariamo a morire a noi stessi ogni giorno e a donarci con verità e amore, la nostra vita diventa portatrice di concordia e di unione. Questo vale sempre, ma proponiamoci, stasera o domani, di accompagnare l’adorazione con un gesto di perdono, un gesto che possa favorire attorno a noi il superamento di tensioni o generi sentimenti di benevolenza fraterna.