A voi, Accoliti, da oggi è affidato il compito di aiutare i Presbiteri e i Diaconi nel servizio dell’altare. A voi, Accoliti e Ministri straordinari della Comunione, verrà posto nelle mani il Pane della vita per distribuirlo a fratelli e sorelle, soprattutto infermi e anziani.
Il vostro servizio non si esaurisce nei gesti rituali, pur così importanti. Esso ha una radice profonda e necessita di una linfa che va alimentata.
La radice innanzitutto. La sorgente del vostro servizio, di ogni servizio nella Chiesa, è il cuore trafitto del Signore, dal quale scaturiscono sangue e acqua. Il sangue richiama il sacrificio di Gesù in croce e l’Eucaristia che lo rende presente sull’altare e nella nostra vita; l’acqua rimanda al Battesimo e al dono dello Spirito Santo, principio di vita nuova per l’umanità. Voi siete costituiti a servizio della sorgente divina della Misericordia. È necessario che manteniate fisso lo sguardo sul Crocifisso per amore. Anche oggi, dal cuore del Signore continua a effondersi sul mondo l’amore misericordioso di Dio. E voi, come un canale, vi ponete al servizio di questa effusione di grazia. Il ministero dell’accolitato e del portare la Comunione a fratelli e sorelle ammalati o anziani vi impegna a vivere sempre più intensamente il sacrificio del Signore e conformare sempre più ad esso il vostro essere e il vostro operare. Mediante la preghiera e la meditazione quotidiana della Parola di Dio cercherete di comprendere il significato profondo dell’Eucaristia per imparare giorno dopo giorno, Messa dopo Messa, ad offrirvi assieme a Gesù al Padre come sacrificio spirituale gradito a Dio. Sentite come urgenti e rivolte a voi personalmente le parole dell’Apostolo: Vi esorto…, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale (Rm 12, 1). Senza questa radice ogni ministero ecclesiale, anche il mio, anche quello dei Sacerdoti, diventa pura esteriorità.
La linfa vitale è l’amore per la Chiesa, per questa nostra Chiesa locale. Non si tratta di un sentimento, di un trasporto emotivo, ma di una donazione fedele che a partire dalle relazioni di ogni giorno porterà all’Eucaristia gioie e patimenti di tanti fratelli e sorelle, cominciando dalla vostra famiglia e dai piccoli e dai poveri, trascurati e disprezzati dal mondo. È una donazione che a partire dall’Eucaristia porterà a tanti fratelli e sorelle una parola di speranza e un gesto di amore, il nome di Gesù. Si tratta di vivere nelle nostre comunità ciò che gli Atti ci hanno raccontato nella prima lettura: Erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere. E questo si traduceva, senza soluzione di continuità, nella carità fraterna soprattutto verso i più bisognosi.
L’augurio che faccio a voi e a tutti noi è di sapere fissare lo sguardo su Gesù crocifisso, sorgente della misericordia divina, riconoscere e adorare la grandezza dell’amore di Dio per noi e rendere grazie. E poi di fissare lo sguardo sul Crocifisso che si fa presente negli altri che attendono da noi attenzione, comprensione, aiuto come noi li riceviamo dalle mani del Padre. Del resto amare Dio e amare il prossimo, persino chi ci è ostile, seguendo l’esempio di Gesù, è il programma di vita di ogni battezzato e della Chiesa tutta intera. Qui la creatività della carità è davvero espressione dello Spirito che soffia dove e come vuole. Sarebbe per me consolante ed edificante sentire dai fedeli il racconto della vostra disponibilità e del vostro servizio pieno di carità. Così sia!