Ecco, io metto le mie parole sulla tua bocca.
Mi piace pensare a san Grato che, raccolto in preghiera all’Eremo, medita queste parole e le sente rivolte a lui.
Chi è san Grato? La storia è avara di notizie, ma i pochi dati sicuri, uniti alla memoria e alla venerazione della sua Chiesa, ci aiutano a tratteggiarne il ritratto spirituale.
È uno di noi, vissuto nella nostra Valle nel quinto secolo, all’incirca mille e seicento anni fa. È stato il secondo Vescovo di Aosta. Di lui non conserviamo scritti o testimonianze dirette di atti e predicazione. Il fatto, però, che da subito e fino ad oggi sia venerato dal Popolo di Dio dice che il suo servizio pastorale e la sua santità sono entrati in profondità nella vita della comunità, segnandone la memoria.
La prima linea del suo ritratto è l’essere da tempo immemorabile Patrono della Diocesi, invocato come padre che veglia sui figli, li custodisce e li protegge. A questo si aggiunge la devozione popolare che, in gran parte dell’arco alpino occidentale, lo prega per la protezione del bestiame dalle malattie e dei campi contro fulmini e grandine. Questa devozione dice la vicinanza di san Grato alla gente e ai problemi concreti della vita quotidiana. È un monito per noi pastori e per le nostre comunità: siamo chiamati a essere luce perché chi ci avvicina possa intuire la luce di Cristo. Dobbiamo essere luce con una vita ispirata al Vangelo e facendo di ogni comunità luoghi di fraternità e di accoglienza.
Nel 451, il prete Grato, delegato dal Vescovo Eustasio, partecipò al Concilio di Milano che riaffermò che Gesù è vero Dio e vero uomo. Ecco un secondo tratto del suo ministero, la difesa della fede apostolica, cioè di quanto gli Apostoli avevano trasmesso su Gesù. Anche noi dobbiamo sempre rifarci all’insegnamento dei successori degli Apostoli, il Papa e i Vescovi, che hanno il compito di tenerci legati alla fede delle origini e quindi a Gesù, alla sua persona e al suo insegnamento. Questo richiamo è importante per l’anno che iniziamo: le comunità sono invitate a predisporre un progetto di formazione alla vita cristiana che a partire dagli anni del catechismo si estenda a tutta la nostra esistenza. L’obiettivo è di prendersi cura di tutti i membri della comunità perché possano assumere la forma di Cristo, cioè imparare a pensare, parlare, agire, relazionarsi imitando Lui.
Come Vescovo partecipò, qualche anno dopo, ad Agaunum (Saint-Maurice d’Agaune) alla traslazione delle reliquie di sant’Innocenzo, uno dei martiri della Legione Tebea. L’attenzione agli insegnamenti e agli esempi dei testimoni della fede è un altro tratto che ci comunica san Grato. Il rinnovamento della formazione alla vita cristiana passa anche di qua. Non basta la comunicazione dei contenuti della fede, pur essenziale, è necessaria l’esperienza, il contatto vivo con il Signore, con la sua Parola, con i suoi comandamenti. In questo percorso ci aiuta l’incontro con i testimoni della fede, testimoni viventi, fratelli e sorelle che praticano il Vangelo, ma soprattutto i santi che la Chiesa ci addita come modelli e compagni di viaggio.
San Grato morì in un anno imprecisato della seconda metà del quinto secolo e il 7 settembre fu deposto nella basilica sepolcrale ad martyres, oggi sotto la chiesa di san Lorenzo davanti alla Collegiata di sant’Orso.
È un pastore che si è speso per il gregge che il Signore gli aveva affidato: Tu andrai da tutti coloro a cui ti manderò e dirai tutto quello che io ti ordinerò.
La nostra Diocesi ha bisogno di giovani che raccolgano il suo esempio e si rendano disponibili a servire la comunità come sacerdoti. Per questo vi chiedo di pregare. Preghiamo con maggiore intensità! E voi giovani non lasciatevi spaventare. Fidatevi del Signore! Se nel cuore di qualcuno di voi c’è un pensiero in questa direzione, non mettetelo a tacere, portatelo nella preghiera e parlatene con un sacerdote di vostra fiducia. Il Signore non ci chiede di più di quello che possiamo fare con il suo aiuto.