S. Messa e consacrazione del nuovo altare della cappella del Priorato

Priorato di Saint-Pierre

12-06-2026

Carissimi,

vorrei che oggi ognuno di noi portasse con sé una delle parole che illuminano i gesti che compiamo per benedire la Cappella, rinnovata nella sua forma e nei suoi luoghi liturgici, e dedicare al Signore il nuovo altare.

La prima parola è: Tu sei un popolo consacrato al Signore, tuo Dio. L’altare viene consacrato a Dio e diventa il centro della chiesa: tutto converge verso di esso. L’altare è Cristo e per questo lo veneriamo, lo baciamo, lo incensiamo. L’altare è Cristo e noi siamo come tanti raggi di una ruota che convergono al centro, su di Lui. Il Battesimo ci consacra a Dio, unendoci a Cristo dentro a un popolo, la Chiesa. Non dimentichiamo che siamo scelti per grazia: Il Signore si è legato a voi e vi ha scelti, non perché siete più numerosi di tutti gli altri popoli – siete infatti il più piccolo di tutti i popoli –, ma perché il Signore vi ama.

La seconda parola è: «L’amore del Signore è per sempre». La bellezza di questo luogo di pace ci fa cantare: Benedici il Signore, anima mia, non dimenticare tutti i suoi benefici. Egli perdona tutte le tue colpe, guarisce tutte le tue infermità, salva dalla fossa la tua vita, ti circonda di bontà e misericordia. Gesù nel vangelo ci invita: Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Gesù conosce le fatiche della nostra vita. Il ristoro che ci offre sono la consolazione e la tenerezza che la sua presenza infonde, ma anche il cambio di prospettiva che ci invita ad assumere: Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. È una ristrutturazione del nostro modo di stare al mondo. Imparare da Gesù mitezza ed umiltà significa costruire in modo nuovo tutte le nostre relazioni – da quella con Dio fino a quella con noi stessi, passando per gli altri – fuggendo l’ansia e la paura, nella libertà della verità, dell’accoglienza e del dono di sé.

La terza parola è: Non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati. L’altare è Cristo, il Cristo trafitto per amore, il Cristo dal cui fianco scaturisce il sangue che lava i peccati del mondo e vivifica l’umanità. Le parole di san Giovanni vanno comprese bene. Normalmente quando parliamo di espiazione pensiamo a: «Scontare, riparare una colpa, facendone ammenda o accettando con rassegnazione la relativa punizione», oppure: «Con riferimento alle religioni pagane, placare la divinità offesa dalla colpa con riti, cerimonie, sacrifici» (Treccani). Per la fede cristiana l’espiazione è atto divino: mediante le vittime sacrificali il popolo viene perdonato da Dio, purificato dai suoi peccati e rimesso in pace con il suo Signore. In questa luce si comprende il sacrificio di Gesù, dono supremo del Padre all’umanità. Gesù, il Figlio mandato nel mondo, offre la sua vita come strumento di espiazione perché il suo sangue diventi sorgente di perdono, di purificazione e di vita. E questo si attualizzerà sacramentalmente su questo altare ogni volta che vi celebreremo l’Eucaristia.

Tre sono le parole che ci vengono consegnate, tre luci che possono illuminare il nostro cammino: consacrati dentro a un popolo, amati per amare, lavati dal Sangue di Cristo. Viviamo così! Amen.

 

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