Il dialogo tra Gesù e la Samaritana inizia con la richiesta di Gesù alla donna affinché attinga acqua dal pozzo per lui e gli dia da bere. In realtà il Signore vuole che la donna prenda coscienza di una sete più profonda che dimora nel suo cuore, sete di verità, di vita autentica e piena, sete di Dio. Così Gesù conduce la Samaritana a scoprire e ad accogliere il dono di Dio, dono che è la sua Persona, il Messia atteso, portatore di Salvezza. La donna comprende che la fede è fede in Gesù. E Gesù trasforma la sua vita con il dono dello Spirito Santo, acqua viva, facendo di lei una credente e una annunciatrice della Parola di Dio.
Cosa dice a noi oggi questa bella pagina di Giovanni?
Parla alla comunità dei credenti riunita per celebrare il giorno del Signore. Parla anche a ogni uomo e donna che voglia mettersi in dialogo con le Scritture che hanno conservato la memoria di Lui, della sua vita, delle sue parole e dell’esperienza che di Lui hanno fatto i primi discepoli.
A tutti la pagina di Giovanni rivolge l’invito a fermarsi un momento accanto al pozzo della propria interiorità. L’invito è a rientrare in se stessi e riconsiderare la propria vita, a domandarsi di quale acqua viva abbia bisogno per vivere. È l’invito a lasciarsi raggiungere dal Cristo, uomo libero che libera, al di là degli steccati che noi uomini erigiamo. Non dimentichiamo lo stupore dei discepoli quando si avvicinano a Gesù e scoprono che sta parlando a una donna e a una donna samaritana, infrangendo un doppio tabù. Entrare in dialogo con Gesù di Nazaret, sia pure attraverso la testimonianza di fede della Chiesa primitiva, può essere un’esperienza arricchente anche per chi non condivide le ragioni della fede cristiana o per chi ha smarrito le motivazioni di un’adesione personale a Gesù come Signore e Salvatore della sua vita.
Alla comunità chiede di fare l’esperienza della Samaritana: ogni credente deve lasciarsi raggiungere dal Signore, dalla sua Parola, lasciarsi giudicare da questa Parola, per scoprire la verità della propria vita e lasciarsi convertire e guidare dallo Spirito; è l’esperienza di Dio che genera missionari, donne ed uomini capaci portare in modo semplice e convinto il Vangelo, la bella notizia che ha cambiato la loro vita.
Alla comunità, il capitolo quarto di Giovanni dice anche di farsi attenta alla domanda, alla sete che c’è nel cuore dei nostri compagni di strada, uomini e donne, giovani ed anziani, sani e malati, dotti ed ignoranti…
Nell’una e nell’altra dimensione Leletta ci è maestra, lei che è stata contemplativa e missionaria. Don Giulio Rosset la ricordava con queste parole: «occupò il tempo come il suo santo Maestro Domenico o a parlare con Dio nella preghiera o per parlare di Dio». Parlava con Dio nelle tante ore dedicate alla preghiera, ma anche nel lavoro manuale (icone, rosari) e nello studio; parlava di Dio nelle tante ore dedicate ad ascoltare e a dialogare con quella che chiamava la sua ‘piccola clientela’ e in quelle dedicate alla corrispondenza epistolare, ricca di umanità, di sapienza spirituale e di dottrina.
Dall’alto ci assista, ci ottenga un cuore docile, perché siamo capaci di ascoltare Dio e il prossimo, appassionati della verità, coraggiosi nel professare la fede e nel testimoniarla nelle opere della carità!