Carissimi, vi invito a riprendere personalmente la meditazione della Passione di Gesù, ricordando che il frutto della Passione è la grazia di Dio che agisce attraverso la fede e i Sacramenti che suscitano in noi l’imitazione come una terapia distesa di guarigione dai morsi del male. Suggerisco una chiave di lettura a partire da alcuni dettagli propri al racconto di Matteo.
La mitezza. San Matteo riporta le parole di Gesù al discepolo che vuole difenderlo con la spada: Rimetti la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la spada, di spada moriranno. Gesù applica ciò che aveva insegnato: Beati i miti, perché avranno in eredità la terra (5, 5); Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio… (5, 38-39a). Quale attualità! Quando la violenza dilaga e si parla senza pudore di violenza e vendetta come modalità per regolare i rapporti tra persone e popoli, noi discepoli di Gesù, che si consegna volontariamente alla Passione, non possiamo adeguarci al mondo e ci facciamo portatori di altre parole e di altri criteri di lettura e di azione nella storia.
L’obbedienza. Gesù non si oppone all’arresto dicendo: Ma allora come si compirebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire? Matteo presenta tutta la vita di Gesù come compimento delle Scritture, cioè come compimento della volontà del Padre. Purtroppo il popolo eletto e i suoi capi, pur leggendo le Scritture, non riconoscono Gesù e lo condannano. Matteo sottolinea che due pagani, Pilato e sua moglie, intuiscono l’innocenza di Gesù (cfr 27, 19.24), mentre i capi e il popolo dichiarano: Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli (27, 25). Anche a noi può accadere di leggere il Vangelo e non sapere riconoscere Gesù che ci viene incontro nelle persone che incontriamo o nelle situazioni della vita, soprattutto quando le cose non vanno come vorremmo. L’obbedienza si misura anche con questa capacità di leggere incontri e situazioni con gli occhi di Dio, come ha fatto Gesù. Matteo è anche l’unico a descrivere il drammatico epilogo della mancanza di fede di Giuda (cfr 27, 3-9) che possiamo raccogliere anche come monito per una cultura, come la nostra, che emargina Dio.
Mitezza e obbedienza aprono al nuovo mondo: Matteo accentua questo aspetto parlandoci, solo lui, del segno del terremoto e della risurrezione dei morti, che accompagna la morte del Signore.