È notte di luce questa santa notte! Riviviamo la creazione del mondo quando Dio creò per prima proprio la luce che squarciò le tenebre che ricoprivano la terra informe e deserta. La luce permette la vita, la conoscenza e la relazione. Alle donne, che vanno al sepolcro il mattino di Pasqua, si presenta un angelo sfolgorante, riflesso della luce nuova, Gesù risorto. Pasqua è una nuova creazione: il Risorto ricrea le condizioni perché ci sia per gli uomini vita abbondante, conoscenza piena e relazioni belle e buone. Cristo luce trasmette la vita dei figli di Dio, la sua stessa vita, apre la mente dei credenti per conoscere Dio e i segreti della creazione, dona lo Spirito che impronta le relazioni alla carità.
Abbiamo celebrato questo mistero all’inizio della Veglia, quando davanti alla Cattedrale ho benedetto il fuoco nuovo al quale è stato acceso il Cero che ha illuminato l’assemblea e che splenderà fino a Pentecoste.
Due piccole sottolineature.
Il Cero illumina consumando se stesso, immagine di Gesù che dona se stesso sulla croce e così diventa sorgente di luce e di salvezza per tutti noi!
La luce del Cero è fuoco. Il fuoco riscalda, ma anche brucia le scorie, fonde i metalli perché possano essere plasmati in forme nuove. Così Gesù: mediante il suo Spirito riscalda i cuori aprendoli all’amore verso Dio e verso il prossimo; brucia il male e le scorie dei nostri peccati; trasforma il mondo e noi stessi in una nuova creazione sempre più conforme al disegno di Dio.
Gesù è luce che tutti illumina; è fuoco che riscalda, brucia e trasforma. Noi, come Chiesa, siamo frutto di questa trasformazione ed esistiamo affinché la luce e la potenza del Risorto possano illuminare e riscaldare il mondo.
Concludo facendovi osservare che nell’Exultet è stato evocato il lavoro delle api. Prendiamolo come un richiamo alla collaborazione laboriosa dei credenti per costruire la comunità nella comunione fraterna. La fraternità è certamente frutto dell’azione di Cristo, ma dipende anche da noi e diventa candelabro vivente sul quale Cristo risorto splende come luce del mondo (Gv 8, 12). Possano gli uomini, guardando la Chiesa, dire: «È possibile vivere volendosi bene, rispettandosi, pur essendo tanto diversi gli uni dagli altri. C’è speranza per il mondo!».