Santa Messa del Mercoledì delle Ceneri

Cattedrale di Aosta

18-02-2026

 

Oggi non indurite il vostro cuore, ma ascoltate la voce del Signore.

 

Queste parole del Salmo 94 possono dare il la alla nostra Quaresima. Sono due azioni: non indurire il cuore e ascoltare la voce del Signore. Sono due azioni che vanno di pari passo.

Quand’è che il cuore si indurisce?

Rispondo utilizzando una riflessione di Leone XIV: le coscienze sono oggi attraversate da un’inquietudine nuova provocata dalla delusione delle speranze riposte nella ricerca del benessere, di una libertà sganciata dalla verità e del progresso materiale per se stesso.

Il cuore si indurisce quando ci lasciamo dominare da queste promesse mondane. Forse proprio su queste tre cose noi possiamo metterci in ascolto della Parola di Dio come sorgente di conversione.

Il benessere assolutizzato (salute, disponibilità economica, comodità, autonomia individuale, tempo libero…) rischia di diventare un idolo che sposta l’Altro, Dio, e l’altro, il fratello, sullo sfondo, mentre ci indebolisce, rendendoci incapaci di reagire alle contrarietà, al dolore, alle difficoltà. Da qui l’ansia e l’angoscia che spesso appesantiscono le nostre vite. L’antidoto a questa forma di idolatria è: Ritornate a me con tutto il cuore, con digiuni, con pianti e lamenti. Laceratevi il cuore e non le vesti, ritornate al Signore, vostro Dio, perché egli è misericordioso… Proviamo a spostare l’attenzione dall’io a Dio. Proviamo a ritornare a Lui. Poniamo gesti concreti, anche piccoli per spostare l’attenzione: pratichiamo un momento di preghiera ogni giorno, proponiamoci il percorso cittadino delle stazioni quaresimali il mercoledì, partecipiamo alla Via Crucis il venerdì. Sono gesti che ci possono aiutare a riformulare le priorità, a riscoprire, assieme a Dio, anche i fratelli, ad affrontare con fiducia nella Provvidenza le vicende della vita.

La libertà scollegata dalla verità è un grande male dei nostri tempi: ognuno vuol essere il detentore della verità sulle cose finendo per lasciarsi guidare dalle proprie emozioni o peggio dalle mode culturali e commerciali dominanti. Quando questi sono i metri di giudizio la vita personale e quella sociale si muovono sulle sabbie mobili, sempre pronte a essere inghiottite dal nulla. Basti pensare alle fatiche relazionali che colpiscono soprattutto le famiglie, ma in generale tutti i nostri rapporti. Un passo di conversione può essere dedicare un po’ di tempo e docilità interiore per riscoprire ciò che il Vangelo dice sui grandi temi, la vita e la morte, l’amore e la famiglia, la sessualità, il lavoro, la salute e la malattia. Come fare? Suggerisco un percorso praticabile: utilizzare il Catechismo della Chiesa Cattolica, facilmente reperibile in Internet. La luce della Rivelazione cristiana aiuta a ricalibrare la lettura della vita e della realtà e a prendere coscienza che, nelle cose, c’è una dimensione oggettiva che ci precede, fonda i valori che guidano il cammino e dà consistenza agli impegni, liberamente assunti, che siamo responsabilmente chiamati e a mantenere.

C’è un terzo passo per vincere la durezza del cuore ed è la condivisione, ricordata anche da Gesù nel Vangelo odierno. Ci lasciamo guidare da una sua parola conservata negli Atti degli Apostoli: Si è più beati nel dare che nel ricevere! (20, 35). Imparare a condividere – tempo, attenzione, beni materiali – libera il cuore, guarisce ferite e genera nuove relazioni.

Proviamo, cari fratelli e sorelle, a camminare su questi sentieri di conversione. Nel gesto umile e profondo delle ceneri consegniamo al Signore le durezze del cuore che ognuno di noi conosce, chiediamo a Lui di spezzarle, di donarci un cuore capace di ascolto: «Convertitevi e credete nel Vangelo». A Lui consegniamo i propositi di conversione.

 

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