Santa Messa in onore di San Giovanni Bosco

Châtillon, Istituto don Bosco

07-02-2026

 

Chi è dunque il più grande nel regno dei cieli? Chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli.

Farsi piccoli per Gesù consiste innanzitutto nel giusto posizionarsi davanti a Dio. Da qui scaturisce un modo nuovo di porsi dell’uomo nelle relazioni e nella società. Don Bosco lo aveva capito: la relazione dell’uomo con Dio è fondamentale perché l’uomo possa crescere rettamente, vivere in pienezza la sua vita e costruire una società giusta e solidale. Per questo la religione – la relazione dell’uomo con Dio – viene posta alla base dell’educazione. Oggi forse dovremmo riflettere un po’ su questo e chiederci se tante sregolatezze e tante tristezze non derivino dal fatto che Dio è stato di fatto bandito dall’orizzonte esistenziale e morale della vita individuale e sociale oppure dal fatto che venga strumentalizzato. Per noi cristiani è un richiamo forte: siamo consapevoli che Gesù Cristo è l’unico Salvatore e che, tornando al Padre, ci ha lasciato un compito ben preciso, dire a tutti che Dio ci ama, che non è nemico della libertà dell’uomo, ma che è il suo primo alleato per la vita e la felicità.
Abbiamo bisogno di riscoprire la fede e di vivere anche la dimensione dell’abbandono a Dio: in ogni necessità esponete a Dio le vostre richieste, con preghiere, suppliche e ringraziamenti; e la pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù.

Tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri.

L’Apostolo in prima battuta non parla di ciò che la comunità insegna al suo interno, ma di ciò che la ragione condivisa da credenti e non credenti  ritiene buono e degno di una vita seria e saggia. Solo dopo rinvia all’insegnamento ecclesiale.
Ci dice un’altra cosa che don Bosco aveva compreso e cioè che l’uso del pensiero e la conoscenza sono elementi fondamentali per la maturazione dell’uomo adulto. La capacità di usare la propria intelligenza in maniera libera e responsabile si impara, va educata e così diventa metro di giudizio, di scelta e di orientamento. È un richiamo fondamentale per l’oggi: senza dialogo su basi di ragione, senza confronto non ideologico, ma sostanziale la nostra cultura e la nostra civiltà, frutto di lunghi secoli di cristianesimo vissuto e pensato, rischia di sprofondare. Il Vangelo no, ma la nostra civiltà sì!

Io stesso condurrò le mie pecore al pascolo e io le farò riposare. Oracolo del Signore Dio. Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all’ovile quella smarrita, fascerò quella ferita e curerò quella malata, avrò cura della grassa e della forte; le pascerò con giustizia.

Ascoltando la prima lettura non potevamo non vedervi in trasparenza lo zelo apostolico e l’assillo per il bene dei suoi ragazzi di don Bosco. Ha saputo davvero dare volto, mani e cuore al volto, alle mani e al cuore del Buon Pastore, annunciato dal Profeta e incarnato da Gesù.
Penso che chiunque di noi abbia responsabilità verso le persone, nella Chiesa e nella società, sia oggi interpellato come credente: non ci devono bastare le parole alte a cui facciamo riferimento (bene comune, solidarietà, condivisione, assunzione di responsabilità …) e le dichiarazioni di intenti, dobbiamo con umiltà prenderci ancora più cura degli altri, volendo il loro bene, volendo loro bene.
E, come diceva il nostro Santo, «Per fare del bene bisogna avere un po’ di coraggio, essere pronti a soffrire, non mortificare mai nessuno, essere sempre amorevoli».

È l’augurio che faccio a me e a voi!

 

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