È bello ascoltare questo Vangelo nella festa di san Francesco de Sales, una pagina fondativa per la Chiesa.
San Francesco è un vescovo e possiamo conoscerlo non solo ripercorrendo la sua esistenza terrena, ma anche attraverso il profilo del ministero episcopale che Gesù stesso ha delineato: Chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici.
L’atto con il quale Gesù costituisce i Dodici pone in essere il Collegio apostolico chiamato a guidare in suo nome la comunità dopo il suo ritorno al Padre. Il Collegio episcopale, di cui fanno parte tutti i vescovi, è in continuità con il Collegio apostolico. Nella Chiesa cattolica il titolo che legittima l’autorità di guida è proprio l’ordinazione nella Successione apostolica.
L’atto di Gesù è un atto solenne: sale sul monte, luogo della vicinanza con Dio, della preghiera e della rivelazione. È un atto sovrano e libero: Chiamò a sé quelli che voleva. Di questo ci dobbiamo ricordare quando parliamo di ministero ordinato nella Chiesa, ad esempio a proposito della questione dell’ordinazione delle donne. È possibile che Gesù si sia lasciato condizionare dalla cultura al punto da non aver fatto una scelta libera nel designare solo uomini al ministero ordinato? Proprio Gesù che ha rovesciato tanti stereotipi culturali e religiosi. Si è incarnato non in potenza e ricchezza, ma nella povertà, nella fragilità, abbracciando addirittura la morte che ogni cultura umana considera contradditoria rispetto all’immortalità divina. Il giorno della risurrezione appare alla donne, quando la loro testimonianza non aveva lo stesso valore di quella degli uomini. Ha spezzato a più riprese lo schema dell’impurità, toccando lebbrosi, lasciandosi toccare in pubblico dalla prostituta, frequentando pagani e peccatori, come l’adultera, condividendo la loro mensa.
Anche nella vita del giovane Francesco appare questa sovrana libertà di Dio che lo chiama al suo servizio, sconvolgendo i calcoli e i piani di gloria mondana già ben architettati da suo padre.
Il compito che Gesù affida agli Apostoli è duplice: li scelse perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demoni.
Stessero con lui dice la necessaria comunione di vita dell’apostolo con il Maestro e si traduce sul versante ministeriale nella missione di radunare attorno a Gesù la comunità cristiana, favorendo fraternità e comunione. È il compito di guida nella dottrina e nella vita ecclesiale che è affidato al vescovo, compito che non può essere disgiunto da quello di santificazione attraverso i Sacramenti della fede. Le due grandi opere di san Francesco, Introduction à la vie dévote e Traité de l’amour de Dieu, sono innanzitutto testimonianza narrata di quanto egli ha vissuto nella sua vita intima e di quanto egli ha fatto per accompagnare fratelli e sorelle sulle strade dell’intimità con Dio.
Per mandarli dice il compito di annunciare il Vangelo e insegnare le verità rivelate. Essa è accompagnata dai gesti di liberazione dal male, perché il Regno di Dio si instaura vincendo il regno di Satana, portando la luce della conoscenza, della fede, dell’amore e della speranza laddove sono le tenebre dell’ignoranza, dell’incredulità, della violenza, dell’angoscia e della disperazione. Per questo Gesù partecipa agli Apostoli il suo potere di scacciare i demoni. In Marco lo stesso termine, exousia, descrive il potere di Gesù di perdonare i peccati (cfr 2, 10) e richiama anche la forza (dunamis) di guarigione che emana da Gesù (cfr Mc 5, 30).
Francesco ha incarnato perfettamente il mandato apostolico, prodigandosi con ferma dolcezza nel guidare, insegnare e santificare il popolo che gli era stato affidato, non lesinando fatiche e risorse d’ogni genere per riportarlo sulla retta via.