Forse non a caso papa Francesco aveva scelto la festa della santa Famiglia per celebrare l’inizio e la fine del Giubileo nelle Diocesi. Ci invita a guardare alla famiglia come al luogo in cui continuare a coltivare la speranza, il motore interiore che ci permette di andare avanti nell’attesa di bene per la nostra vita, il motore interiore che da slancio e visione di futuro al di là della tentazione dell’apatia, della noia, del ripiegamento su se stessi qui e adesso. Questo motore viene potenziato dalla Speranza donata dalla Pasqua di Gesù che riapre la via della vita eterna, della comunione con Dio, di una fraternità possibile tra gli uomini.
Come coltivare la speranza nella vita delle nostre famiglie, anche di quelle ferite dal lutto, dalla povertà, dai tradimenti, dalle separazioni? La Liturgia ci fa pregare così: «O… Padre, che nella santa Famiglia ci hai dato un vero modello di vita, fa’ che nelle nostre famiglie fioriscano le stesse virtù e lo stesso amore». Imitando la santa Famiglia, le nostre famiglie imparano a coltivare la speranza. La famiglia si presenta così come comunità che si prende cura della vita dei suoi membri. Giuseppe e Maria affrontano grandi sacrifici per difendere, far vivere, far crescere il bambino Gesù. Lo racconta anche la pagina odierna del Vangelo. Quanti genitori e nonni qui presenti potrebbero aggiungere la loro storia e il loro amore a quelli degli Sposi di Betlemme e di Nazaret! E sappiamo bene che la relazione di cura non è unidirezionale, ma reciproca: i genitori si prendono cura dei figli e i figli si prendono cura dei genitori, in maniera intensiva all’inizio e alla fine della vita, ma in maniera diffusa lungo tutto il percorso dell’esistenza. In questo scambio di cura la famiglia è scuola di vita, di amore donato e ricevuto, di speranza soprattutto perché strappa le persone al rischio della solitudine, il grande male di oggi. La solitudine non è un male ineluttabile, ma il risultato di una malattia degenerativa, l’individualismo esasperato, bandiera ideologica di un malinteso progresso. Nella famiglia, l’uomo e la donna, genitori e figli sono gli uni per gli altri medicina contro la solitudine e questo nella misura in cui imparano il dono di sé che comporta anche il sacrificio, il superamento della ricerca esclusiva di sé stessi e del proprio benessere per qualcosa di più grande che è lo stare bene insieme, lo stare bene tutti. Così la famiglia diventa anche capace di prendersi cura di altre famiglie, di persone sole e abbandonate, aiutandole a superare la solitudine. Dalla famiglia tutti possiamo imparare!
La famiglia, tanto screditata da coloro che vogliono destrutturare la società e renderla succube di ideologie e preda del consumismo, può essere ancora luogo di vita, di crescita, lievito di umanità, di futuro e di pace per la società. Noi cristiani ci crediamo perché sappiamo che la famiglia poggia su un sacramento, il Matrimonio, dono di Dio, presenza efficace di Lui nella storia delle persone. Per questo motivo gli sposi cristiani sono chiamati a raccontare con la vita e con le parole l’amore di Dio che diventa amore coniugale, sorgente feconda di carità sociale. Insieme lavoriamo perché non manchi nella comunità e nella società questo racconto, vero annuncio di Vangelo. Lavoriamo insieme anche per difendere e promuovere i diritti della famiglia. Proprio perché genera ed educa nuovi cittadini e costituisce lo stato sociale di base, la famiglia va riconosciuta e sostenuta dal punto di vista delle tutele, dei servizi, delle agevolazioni fiscali, deve avere voce in capitolo su tutto ciò che tocca la sua vita e in particolare l’educazione dei figli.
La famiglia è il luogo in cui si impara e si pratica la cultura della pace, quella pace di cui il nostro mondo ha tanto bisogno. Questo accade quando la famiglia vive nella quotidianità il cammino di santità che San Paolo descrive oggi in modo bello, alto, senza cedimenti al sentimentalismo, ma con grande concretezza e realismo. Sono proprio le sue parole che vi consegno come viatico e augurio alla fine dell’Anno santo 2025: Fratelli, scelti da Dio, santi e amati, rivestitevi di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, sopportandovi a vicenda e perdonandovi gli uni gli altri, se qualcuno avesse di che lamentarsi nei riguardi di un altro. Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi… E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo. Amen.