Santa Messa nella festa di Santo Stefano

Priorato di Saint-Pierre

26-12-2025

 

La celebrazione del martirio di Santo Stefano il giorno dopo il Natale, in piena ottava, ci ricorda che persecuzione e martirio sono dimensioni costitutive della vita cristiana: Vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani.

Che cosa significa questo per noi? Vorrei rispondere con due considerazioni. Innanzitutto siamo invitati a pregare insieme in questa Santa Messa e ogni giorno per tanti nostri fratelli e sorelle cristiani che subiscono persecuzione cruenta nel mondo. Secondo l’ultimo rapporto di “Porte Aperte” – organismo che da decenni monitora la situazione – oltre 380 milioni di cristiani nel mondo subiscono persecuzioni gravi. Secondo i dati raccolti tra ottobre 2023 e settembre 2024 ci viene restituito uno scenario drammatico: 4.476 cristiani sono stati uccisi, 3.775 rapiti, 4.744 sono finiti in carcere senza processo, almeno 3.944 donne cristiane hanno subito abusi sessuali, stupri o matrimoni forzati, mentre 7.679 chiese o edifici cristiani sono stati attaccati o chiusi con la forza. Noi che siamo pastori sappiamo bene che dietro ogni numero c’è una storia di persone, di famiglie, di comunità. Nel complesso, secondo “Porte Aperte”, oggi nel mondo 1 cristiano su 7 è perseguitato e la proporzione diventa di 1 su 5 in Africa subsahariana e di 2 su 5 in Asia. E la cosa peggiora di anno in anno. Ho voluto darvi questi numeri perché sono drammatici e ci fanno toccare con mano la necessità della nostra vicinanza nella preghiera. Ma non basta. Raccontiamo ad altri, quando ne abbiamo l’occasione, perché questa drammatica situazione è ignorata dai grandi mezzi di comunicazione: parlare di persecuzione anti cristiana non è politicamente corretto.

La seconda considerazione riguarda la nostra vita di tutti i giorni. C’è una persecuzione che è data dalla pratica della fede anche alle nostre latitudini. Dobbiamo pregare anche per i giovani e gli adulti che a scuola o al lavoro subiscono ostilità, molestie e prese in giro per la loro fede. C’è poi un martirio più sottile che a volte è chiesto anche nelle nostre comunità ed è legato alla pratica dell’amore fraterno, perché non sempre c’è corrispondenza di intenti e di sentimenti. Allora un gesto gentile, una parola affettuosa, un sorriso possono essere male interpretati o addirittura suscitare reazioni contrarie provocando delusione, sofferenza e ferite interiori profonde. Perseverare nel bene, senza reagire con giudizi e cattiveria, praticare l’amore evangelico, offrire al Signore la sofferenza provata sono veri atti di martirio, anche se non cruenti. E questo martirio è quello che tutti possiamo praticare e al quale siamo chiamati ogni giorno.

Chiediamo a Santo Stefano, primo martire, di sostenere i cristiani perseguitati e di donare a noi il coraggio di essere testimoni di amore evangelico nella quotidianità.

 

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