Il bellissimo prologo di san Giovanni canta il Natale come un nuovo e drammatico inizio della storia.
Noi questo celebriamo!
In principio c’era il Verbo creatore, ora il Verbo si fa creatura e dal di dentro rinnova il mondo stanco e decaduto a causa del peccato e della sua radice, la pretesa autosufficienza e onnipotenza umana.
Noi viviamo in questo ora, inaugurato dall’incarnazione del Figlio di Dio e disteso nel tempo fino al giorno del suo ritorno glorioso. Viviamo in diretta il nuovo inizio, ma anche il suo dramma.
In principio, quando Dio creò tutte le cose, esse furono fatte per mezzo del Verbo, il Figlio di Dio. Esse portano il segno di questa azione creatrice, come un sigillo di garanzia, un’immagine che rimanda al Figlio di Dio. Il peccato dell’uomo ha deteriorato l’immagine divina in tutte le creature causando una deriva dell’umanità lontano da Dio. Ora il Figlio di Dio viene ad abitare in mezzo all’umanità, facendosi carne per restaurare l’immagine di Dio in tutta la sua bellezza e riaprire all’umanità la via di Dio: Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia.
Questo nuovo inizio porta dentro di sé il dramma di una lotta che è ben descritta in tante pagine del Vangelo, a partire dalla nascita del Signore nella povertà e nel rifiuto di Betlemme, preludio di tante chiusure fino alla Croce. Il prologo ce lo presenta come scontro tra luce e tenebre. Non leggiamo al passato la descrizione della lotta, perché in essa siamo immersi. In Gesù è la vita e la vita è la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre cercano di spegnerla, ma non possono vincerla. È la storia della luce vera, quella che illumina ogni uomo, ma anche la storia del peccato dell’umanità, dal primo peccato fino al mio peccato. Dice Gesù nel colloquio notturno con Nicodemo: La luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio (Gv 3, 19-21). Le tenebre prendono la forma dell’incredulità, dell’indifferenza, dell’ostilità al Vangelo: Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto.
Celebrare il Natale, carissimi, significa prendere parte alla lotta e schierarsi. Coltiviamo il desiderio di lasciarci illuminare da Gesù, camminando dietro a Lui, cioè improntando la vita al Vangelo: Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita (Gv 8, 12). Rinnoviamo la nostra fede mettendoci nel numero di quanti lo accolgono: A quanti… lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.
Siamo nella gioia perché per grazia viviamo l’ora del nuovo inizio della creazione: «Un giorno santo è spuntato per noi: venite tutti ad adorare il Signore; oggi una splendida luce è scesa sulla terra»!