Santa Messa nella Notte di Natale

Cattedrale di Aosta

24-12-2025

 

Oggi è nato per voi un Salvatore, Cristo Signore.

Se non fossimo abituati a sentirlo, il messaggio del Natale ci farebbe sobbalzare, rivoluzionario com’è per la cultura in cui siamo immersi. L’individualismo imperante si riconoscerebbe più facilmente in parole come queste: «Lavora tu stesso per costruire il tuo futuro, il tuo successo. Non aspettare nulla da altri». L’esasperazione dell’autonomia individuale mal sopporta l’idea che qualcosa del mio essere e della mia vita sfugga al mio controllo e possa dipendere da altri, men che meno da un salvatore esterno.

Eppure, la salvezza cristiana si presenta così: dono che viene da Dio, che si prende cura di noi, gratuitamente!

Allora, si fa strada una domanda: «Noi abbiamo veramente bisogno di essere salvati e da che cosa dovremmo essere salvati?». Ci hanno costruito attorno e dentro un immaginario secondo il quale abbiamo tutto e tutto possiamo. È un’illusione, un inganno! Basta camminare per strada, visitare un conoscente in ospedale o in una casa di riposo, fare i conti della spesa per renderci conto che la realtà è molto diversa. Ma il fascino dell’onnipotenza, del benessere a tutti i costi, anche solo come miraggio, ha il sopravvento. La questione della salvezza diventa un optional.

La contemplazione della povertà di Gesù nel presepio può potenziare la nostra vista e aprire gli occhi dell’intelligenza e del cuore: la malattia e la morte dove le mettiamo? Il tradimento e i fallimenti familiari? La miseria e la violenza che tormentano gran parte dell’umanità? Le guerre che insanguinano il pianeta? Il male presente e attivo dentro di noi e nel mondo? Tutto questo ci aiuta a prendere coscienza che non siamo onnipotenti e che forse ha senso pensare di aver bisogno di salvezza, invocare e attendere un Salvatore.

Certo, la salvezza che Gesù offre non è la soluzione miracolistica di tutti i problemi. Anche se a volte i miracoli accadono, normalmente non si guarisce per incanto, si continua a morire, le guerre non cessano senza veri e faticosi sforzi di pace, accompagnati da tanti insuccessi e tanti drammi. E allora che cosa porta Gesù, il Salvatore? La risposta viene dalla seconda lettura: È apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini e ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà, nell’attesa della beata speranza e della manifestazione… del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo. La salvezza offerta da Gesù è grazia, saggezza e speranza.

È grazia perché la sua venuta nel mondo ha spezzato l’ineluttabilità del male, del peccato e della morte. Non hanno più l’ultima parola. Gesù li ha vinti nella sua carne e pone dentro ogni battezzato un seme di santità che può essere coltivato e portare frutti di vita, facendoci partecipare alla sua vittoria sul male.

È saggezza perché la parola e la vita di Gesù ci insegnano come stare al mondo, rinnegando incredulità e indifferenza che ci allontanano da Dio, vincendo l’egoismo che genera passioni disordinate, scegliendo uno stile improntato alla sobrietà, alla giustizia e all’ascolto obbediente di Dio.

È speranza perché Gesù riaccende e motiva l’attesa di bene, di amore che ognuno porta nell’intimo. La speranza è il  motore interiore che ci permette di andare avanti, di costruire presente e futuro. La speranza cristiana poi ci dice che l’orizzonte del nostro camminare è la Provvidenza di Dio e la meta l’eternità condivisa, il Paradiso.

Sì, cari amici, vale la pena accogliere il Salvatore. La vita ha senso ed è più bella, più piena. E non teniamo per noi questa buona notizia, facciamo come gli angeli: Ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi… è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore.

 

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