Santa Messa in preparazione al Natale per le Forze Armate

Cattedrale di Aosta

16-12-2025

 

La piccola parabola che Gesù racconta nel Vangelo di oggi ci aiuta a vivere il Natale come un tempo per fare verità nella nostra interiorità.
Il figlio che dice sì al padre e poi disubbidisce ci ricorda che la cartina di tornasole di ogni parola che pronunciamo sta nel fare o cercare di fare quanto si è detto di voler fare. Forse ricordiamo le parole di Gesù: Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli (Mt 7, 21) .
Questo vale anche al di fuori del rapporto con Dio. Chi dichiara qualcosa o si impegna in qualcosa e poi non agisce di conseguenza riduce il suo impegno a “belle parole”, salva magari l’apparenza, ma svuota coscienza e vita, stravolge la realtà e inganna se stessi e gli altri.
Tornando a Gesù, Egli parla così perché vorrebbe aiutare i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo a prendere coscienza che al di là della pratica esteriore del culto e della Legge il loro cuore è lontano da Dio. Con delicata fermezza li chiama a conversione. Così fa anche con noi in questa vigilia di Natale.
Chiediamoci allora che cosa differenzia il figlio che dice sì e non fa da quello che dice no e fa. Non è solo il fare, ma proprio la prospettiva interiore: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. La differenza è quel poi si pentì. Con il pentimento egli si mette in discussione. E questo potrebbe essere il suggerimento che raccogliamo per noi per prepararci al Natale: lasciarci mettere in discussione, per guardarci dentro e fare spazio alla Parola di Dio, alle chiamate di Dio.
Essere credenti non vuol dire non sbagliare mai. L’esperienza della nostra fragilità ci dice il contrario. Sappiamo bene che il peccato si affaccia nella nostra vita, anche spesso e in tanti modi. Essere credenti vuol dire avere l’umiltà di riconoscere l’errore e di confessare il peccato, rimettendosi nelle mani di Dio. Nel mettersi in discussione e aprirsi al pentimento entra in gioco la verità della nostra umanità: dialogo interiore, presa di coscienza della realtà, audacia di guardare in faccia se stessi. Questi atti umani alti sono preliminare essenziale perché possa intervenire la misericordia di Dio con il suo perdono.
In questo senso, il pentimento non è segno di debolezza, ma un atto di coraggio e di forza, segno di grandezza umana e spirituale. Il pentimento è anche un atto di libertà nei confronti di se stessi e celebrazione della libertà che Dio ha dato a ogni uomo: anche il malvagio può cambiare; il male e il peccato non hanno l’ultima parola; in Dio una nuova vita è sempre possibile, in Cristo sempre si aprono vie nuove.
Questo dice il Natale, porta di speranza per l’umanità e per ognuno di noi. Se ci aspettiamo che il mondo cambi, se desideriamo davvero pace e giustizia, dobbiamo convincerci che il grembo dell’umanità nuova è il nostro cuore che, come il figlio della parabola, sa pentirsi e fare.

 

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