Santa Messa Crismale

28-03-2024

Cari fratelli e sorelle,

Dio ha costituito Gesù Mediatore tra Lui e gli uomini e affida ai sacerdoti il compito di rappresentarlo nella comunità, annunciando in suo nome la Parola e celebrando i Sacramenti, soprattutto l’Eucaristia.

Questa è la nostra missione, cari sacerdoti. Oggi rinnoviamo l’impegno a farci servi premurosi del popolo di Dio e a conformarci al Buon Pastore, donando giorno dopo giorno la vita al Signore per la salvezza dei fratelli.

La Liturgia del Giovedì Santo dice l’importanza che ha per la Chiesa cattolica il ministero dei sacerdoti. Proprio per questo mi nasce dentro, dolorosa, una domanda: «Se è il Signore che sceglie, se il ministero dei sacerdoti è così importante, perché mancano vocazioni? Il Signore si è forse dimenticato di noi? (cfr Is 49, 14). Il suo braccio si è forse raccorciato? (cfr Nm 11, 23)». No, non è possibile! La potenza del Signore non viene meno, Dio non ci abbandona: Si dimentica forse una donna del suo bambino…? Anche se costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai (Is 49, 15); Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo (Mt 28, 20).

Il Signore continua a chiamare, ma ci vuole un terreno adatto perché il seme divino possa sbocciare e crescere. Questo terreno è la vita delle nostre famiglie e comunità. Su questo terreno dobbiamo lavorare. All’inizio della Messa abbiamo chiesto al Padre di farci testimoni dell’opera di salvezza di Gesù, alla fine chiederemo di saper diffondere il buon profumo di Cristo.

C’è attorno a noi un mondo impigliato nel materialismo eppure assetato di spiritualità, assetato cioè di risposte alle domande più profonde e nobili del cuore umano. Il paradosso è che le nostre comunità non incrociano questo bisogno. Custodiamo un tesoro di vita, di sapienza e di gioia che spesso appare sigillato. Non riusciamo a viverlo appieno e soprattutto non riusciamo a comunicarlo. Essere testimoni dell’opera di salvezza di Gesù vuol dire innanzitutto fare esperienza della bellezza e della profondità della comunione con Dio che Gesù ci dona a partire dal Battesimo. Vuol dire vivere e annunciare che in Gesù il male commesso o subito non può opprimerci per sempre, perché ci sono dati il perdono dei peccati e la forza dello Spirito per riuscire a perdonare, ritrovare pace interiore e ricostruire relazioni spezzate. Vuol dire vivere e annunciare che lo Spirito di Dio viene ad abitare in noi e rende possibile un’esistenza virtuosa e santa, gioiosa. Vuol dire vivere e annunciare la speranza della vita al di là della morte.

La testimonianza cristiana si incarna, sì, nelle opere di misericordia, ma non si esaurisce nella loro esecuzione. Il  cristiano le compie per essere misericordioso come il Padre celeste (cfr Lc 6, 36) e perché ogni uomo glorifichi Dio (cfr Mt 5, 16). Se riduciamo la testimonianza cristiana alla solidarietà umana impoveriamo la missione della Chiesa e priviamo il mondo dell’annuncio di cui gli siamo debitori. Se così facciamo o rischiamo di fare non dobbiamo stupirci che non fioriscano vocazioni sacerdotali. Per essere portatori di solidarietà umana e di speranza mondana non è necessario diventare preti e neppure essere cristiani; basta dedicare con onestà e generosità una parte del proprio tempo al volontariato. Ogni cristiano, attraverso le sue opere, cerca di portare ai fratelli la carità di Dio e non solo la propria solidarietà. A maggior ragione lo deve fare il sacerdote al quale Dio affida la potenza della Parola e dei Sacramenti di Cristo. Il nostro primo compito è accompagnare i fratelli e le sorelle sui cammini della grazia di Dio che genera alla vita divina e dona lo Spirito Santo per il perdono dei peccati e per la santificazione delle varie situazioni e condizioni dell’esistenza, nel tempo e nell’eternità. Se in gioco c’è la pienezza della vita cristiana e la salvezza eterna allora vale la pena spendere la vita per aprire le sorgenti di acqua viva che sgorgano dal Cristo crocifisso e risorto. È quella la sola acqua che può dissetare il cuore dell’uomo: Chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna (Gv 4, 14).

Concludo dedicando una parola al buon profumo di Cristo. Mi piace pensare che il diffusore sia la nostra umanità toccata dalla grazia. Il buon profumo di Cristo si diffonde attraverso il rispetto, la tenerezza e la gentilezza che devono caratterizzare ogni discepolo nelle relazioni con gli altri e, ancor di più, noi sacerdoti. Dobbiamo riconoscere che non sempre avviene così e che è proprio necessaria la potenza dell’Eucaristia per cancellare in noi la schiavitù del peccato e aprirci alla mitezza e umiltà di Cristo (cfr Mt 11, 29). Si tratta di accogliere la grazia divina e di lottare contro le nostre passioni disordinate per essere un po’ più trasparenti alla santità di Dio. Sappiamo che l’azione della grazia purificatrice di Dio e la lotta spirituale rendono la Chiesa terreno fertile di vita e di vocazioni, perché elevano il livello di santità della comunità e poi perché una vita evangelica mostra la bellezza dell’essere cristiani e fa dire con sant’Agostino: «Se questi e queste, perché non io?». Se questi e queste sono stati capaci di vivere con fedeltà e gioia il loro matrimonio, il loro ministero sacerdotale, la loro consacrazione, perché io non potrei rispondere alla chiamata del Signore e mettermi con gioia al suo servizio per la Chiesa?

Ce lo conceda Dio onnipotente e misericordioso!

 

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