Sant'Ilario
La zona in cui sorge Gignod, all'imbocco della valle del Gran San Bernardo, a 8 chilometri da Aosta, era già occupata in epoca preromana. Nel medioevo la località fu il centro di una giurisdizione che si estendeva fino alle parrocchie aostane di Saint-Etienne e Saint-Martin de Corléans. Tra i signori che vi esercitarono il dominio figurano i nobili Archiery, detentori della casaforte ubicata dietro l'altura su cui sorge la massiccia torre a pianta quadrata (XII secolo), i De Gignio, il cui castello si elevava nei pressi della chiesa parrocchiale, e i D'Avise. A monte dell'abitato si allunga il ru Neuf, canale per l'irrigazione voluto da un'ordinanza signorile del 1327.
Il capoluogo, sede dei principali servizi amministrativi, sociali, culturali e religiosi, sorge al centro di un ampio territorio che comprende ben 50 frazioni disseminate attorno ai tre nuclei storici del paese: Buthier (1350 m), il Planet (1100 m) e Variney (700 m). Lo circonda una splendida corona di montagne : il maestoso Grand Combin (4314 m) a nord; il gruppo del M. Emilius (3559 m), "l'ardua Grivola bella" cantata da Carducci (3969 m) e il gruppo del Gran Paradiso, a sud; la Becca di Viou (2856 m) a est; la Punta Chaligne (2608 m) e il M. Fallère (3061 m) a ovest. Salendo verso Etroubles, a 2 km dalla chiesa, nei pressi della località Condemine è pure visibile, in fondo alla Valpelline, il M. Cervino (4476 m).
La parrocchia e il suo patrono
La prima notizia storica sulla parrocchia è contenuta nella bolla del papa Alessandro III del 1176, in cui la chiesa è menzionata tra le poche di libera collazione del vescovo di Aosta. Nei secoli XV e XVI furono dei canonici o beneficiari della Cattedrale di Aosta ad averla abitualmente in commenda.
Il patrono della parrocchia è sant'Ilario (+ 367), vescovo di Poitiers, uno dei primi evangelizzatori delle Gallie. Questa intitolazione è un indizio, da un lato dell'antichità della parrocchia, dall'altro dell'appartenenza della Valle d'Aosta alla sfera d'influenza transalpina anche sotto il profilo della storia religiosa.
La chiesa
Come risulta da documenti di epoca medievale, la primitiva parrocchiale sorgeva accanto al castello dei signori De Gignio. La chiesa attuale venne edificata nella prima metà del secolo XV, riutilizzando i materiali del castello ormai diroccato, di cui non rimane oggi alcuna traccia. Unica in Valle, essa conserva inalterata la struttura architettonica quattrocentesca. Solo alla fine del secolo XIX ha corso il rischio di essere demolita e sostituita da una chiesa più grande, come testimoniano i progetti esposti in una bacheca all'interno. Probabili difficoltà di natura economica suggerirono in quel tempo di limitarsi a trasformare ed elevare la facciata e ad abbassare il pavimento per dare maggiore slancio all'edificio. Altri lavori di restauro furono eseguiti nel 1930, nel 1958 e nel 1990.
L'interno è a tre navate, divise da pilastri cruciformi che sorreggono archi a sesto acuto; le volte sono a crociera, con nervature esagonali in tufo ora intonacate. Un pilastro di sinistra è rafforzato perché sorregge un angolo del campanile.
L'altare maggiore è in legno intagliato, in parte dipinto e in parte dorato. Poggia su un altare in pietra consacrato nel 1546; l'opera lignea nella parte superiore è presumibilmente del secolo XVII (statue della S. Famiglia, del Padre Eterno e della Mistica Colomba); il settore centrale è invece del secolo XVIII (statue di S. Ilario al centro, di S. Grato e S. Vittore ai lati). Due archi della navata destra sono coperti da un importante ciclo di affreschi quattrocenteschi, raffiguranti la Madonna incoronata e dodici profeti con i filatteri. Sul muro di fondo si segnala l'affresco della Pietà, con i santi Sebastiano, Giorgio, Francesco, Maria Maddalena, e un'altra figura oggi perduta. In questa parte della chiesa si trovava la cappella dei nobili De Avisio, all'epoca signori del luogo. Ad un periodo poco più tardo (sec. XVI) è possibile riferire la vetrata dipinta, originariamente inserita nel rosone della facciata, con al centro lo stemma della nobile famiglia e i santi Ilario, Caterina e Nicola.
Al centro della chiesa vi è un bel lampadario in vetro soffiato di Murano (sec. XIX). Ancora, sui pilastri della navata centrale, statue seicentesche, raffiguranti san Leonardo, con le manette di ferro; un santo vescovo; sant'Antonio con un cuore in mano e sant'Ilario.
Il museo di arte sacra
È stato allestito nel 1981 a destra dell'altare maggiore. Raccoglie opere pregevoli provenienti dalla chiesa e dalle cappelle dei villaggi della parrocchia. Da notare in particolare una statua di un santo monaco e un busto del Padre Eterno (sec. XV) ; una quattrocentesca Madonna con Bambino fortemente danneggiata dalle intemperie (sembra fosse in origine collocata sul campanile) ; un'altra statua, policroma, della Vergine (sec. XIV), proveniente dalla cappella di Variney; croci astili in lamina d'argento con cristalli e smalti (sec. XV) e un reliquiario in argento (sec. XVIII), in sacrestia, sono visibili un bell'armadio (1786) e una serie di calici.
Il campanile
È una magnifica torre a pianta quadrata, che misura 37,51 metri di altezza, in pietra a vista legata con calce a strati regolari, con bella bifora all'altezza della cella campanaria. Con atto del 6 marzo 1481, gli abitanti di Gignod ne affidarono la costruzione all'architetto Yolly de Vuetto, di Gressoney, che aveva appena terminato di costruire il campanile di Etroubles. l lavori furono effettuati tra il 1481 e il 1485.
Le cappelle e altri "segni" della presenza cristiana.
Una devozione semplice ma profonda degli abitanti dei villaggi rurali è alla base della fondazione, nel corso dei secoli, di un certo numero di cappelle, dedicate a vari santi, invocati nelle diverse necessità come intercessori presso Dio.
La Cappella di S. Margherita e S. Rocco a Buthier, costruita verso il 1625, è stata restaurata nel 1808 e nel 1987.
La Cappella della Visitazione al Planet fu eretta nel 1666, come testimonia una scritta all'ingresso; anche il campanile è della medesima epoca. Venne ricostruita nel 1844. La facciata è stata dipinta dal pittore Ettore Mazzini nel 1956.
La Cappella della S. Sindone a Variney fu costruita nel XVII secolo e restaurata negli anni 1975 e 1996. A queste cappelle principali si aggiungono altri luoghi di culto dove si celebra mensilmente o annualmente la messa: la cappella di N. S. della Misericordia a Seyssinod, costruita nel 1678 da una famiglia privata, e completamente restaurata nel 1978 a spese della parrocchia; la cappella di S. Teresa di Lisieux a Maisonnettes, fatta costruire nel 1934 da Emile Grange; la cappella di Notre-Dame de la Protection a Chez-Henry, fatta costruire e donata alla parrocchia nel 1739 dal sacerdote Hilaire Cuaz; la cappella ortodossa di Lexert, proprietà privata degli eredi Trikurakis.
Sul territorio della parrocchia esistono anche alcuni oratori, tra i quali si segnalano quello della S. Famiglia a Roven, ricostruito nel 1986; quello di S. Anna a Colie; quello di S, Grato a Ronc-Palmy, restaurato nel 1987.
A La Clusaz, sul confine con Etroubles, in un edificio oggi adibito a ristorante, una lastra del 1704 ricorda le origini religiose e caritative della costruzione, un tempo ospizio o ospedale per i pellegrini e i viandanti che si trovavano a percorrere la strada che conduceva al Gran San Bernardo. Vi era annessa una cappella, dedicata a S. Pantaleone, ora scomparsa, che risulta già esistente nel XIII secolo.
La processione alla Punta Chaligne
Un voto fatto dalla comunità nel 1630 per scongiurare la minaccia della peste che imperversò in quell'anno in tutta la regione, ha dato origine alla processione alla Punta Chaligne, che si ripete ogni anno il 16 agosto, in occasione della festa di S. Rocco. Tuttora, a ricordare l'origine «civica» della manifestazione, la processione è tradizionalmente indetta dal sindaco che rivolge l'invito al parroco.
Si parte alle 4 di mattina dalla chiesa, per arrivare in vetta dopo circa sei ore di cammino, passando dal Planet. Lassù, davanti a un grande crocifisso in legno, si celebra la Messa insieme ai pellegrini della vicina parrocchia di Excenex. Si ridiscende poi verso Buthier, dove la processione ha termine nella cappella del villaggio dedicata anche a S. Rocco.
La manifestazione è particolarmente sentita dalla popolazione che vi partecipa numerosa.
