San Pantaleone
Capoluogo di una vallata dominata dall'imponente mole del GrandCombin (4314 m, in territorio svizzero), la località sorge alla confluenza del vallone di Ollomont ed è circondata da una corona di montagne, che la riparano dai venti.
Nel Medioevo la zona appartenne alla giurisdizione dei signori di Quart, i quali infeudarono la casaforte affacciata sul sagrato della chiesa parrocchiale ai nobili locali La Tour de Valpelline (detti anche La Tour des Prés). In seno a quest'antica famiglia nacque Rodolphe de La Tour, vescovo di Sion dal 1271 ai 1273. Estinti i Quart (1377), Valpelline passò alle dirette dipendenze dei Savoia. Nel 1612 fu assegnata ai nobili Perrone di San Martino, famiglia piemontese impegnata nello sfruttamento della miniera di rame di Ollomont.
Una lapide sulla facciata della chiesa ricorda l'abbé Henry, parroco di Valpelline dal 1903 al 1947. Botanico, alpinista, storico, figura tra le più rappresentative dei numerosi sacerdoti eruditi valdostani vissuti tra la fine dell'ottocento e la metà del Novecento, JosephMarie Henry è conosciuto soprattutto per la sua opera di divulgazione della storia valdostana. Tra i suoi scritti, non esenti dai limiti della storiografia popolare del tempo, figurano la nota Histoire populaire re1igieuse et civile de la Vallée d'Aoste e un volumetto sulla storia di Valpelline.
La parrocchia
Nello scrivere delle origini della parrocchia, l'abbé Henry ne faceva risalire la fondazione alla generosità del re burgundo Gontran (580). Se tale affermazione, priva di riscontri documentari e archeologici, appare ai nostri giorni inattendibile, meno inverosimile è l'ipotesi, avanzata dallo stesso autore, che la parrocchia di Valpelline sia tra le più antiche della valle del Gran San Bernardo.
A menzionare per la prima volta la chiesa di Valpelline è una bolla del 1176, con cui il papa Alessandro III prese sotto la sua protezione la diocesi di Aosta e le chiese dipendenti dal vescovo Aimone. Per vari secoli fecero parte della parrocchia di Valpelline anche le comunità di Bionaz - che ottenne la creazione di una propria parrocchia nel XVII secolo - e quelle di Oyace e Ollomont, le cui parrocchie furono istituite solo nel corso del Settecento.
La chiesa
Quasi nulla si conosce della chiesa originaria, che secondo una tradizione si trovava in località Les Goilles, nei pressi del villaggio Prailles. La zona sarebbe stata abbandonata perché soggetta a frequenti inondazioni. Sappiamo, dal verbale di una visita pastorale del Quattrocento, che doveva essere dotata di un campanile di legno.
L'attuale chiesa parrocchiale fu fatta costruire nel 1722 dal parroco JeanBaptiste Nourissat.
L'ampia facciata "a capanna" è interrotta da lesene e da un lungo cornicione orizzontale che l'attraversa a metà altezza. L'apertura quadrilobata che serviva ad illuminare l'interno della chiesa, fu successivamente tamponata con un bassorilievo di stucco, artistico quanto inconsueto nell'arte locale. Il bel portone settecentesco, con pannelli scolpiti a losanghe, è inquadrato in un portale di pietra, il cui architrave è retto da due coppie di colonne. Entro il timpano spezzato è collocata una copia dell'originale statua cinquecentesca di san Pantaleone. Lo spazio interno è scandito da due file di tre colonne monolitiche, che dividono la navata centrale da quelle laterali. Una colonna è parzialmente occupata dal pulpito di legno scolpito, settecentesco.
Nella navata sinistra, a fianco dell'ingresso, è collocato il fonte battesimale, composto da una vasca di pietra quattrocentesca e da una copertura lignea settecentesca. Al culmine di quest'ultima, una scultura rappresenta la scena del battesimo di Gesù Cristo.
Segue una grande statua quattrocentesca di sant'Antonio abate, appartenente ad una tipologia piuttosto comune nella regione. Di fianco, l'altare dedicato al santo taumaturgo, con colonnine scanalate dipinte a finto marmo, attribuito agli scultori valsesiani Giuseppe Antonio Broccio e Giuseppe Andrea Gilardi (1813). Nella tela sono raffigurati, ai piedi della Vergine Addolorata, i santi Bernardo d'Aosta, Antonio abate e Sebastiano.
L'altare del Rosario, riccamente ornato di colonne tortili, cornici e testine di angeli, presenta quindici formelle con i misteri del Rosario e, al centro, una statua della Madonna di epoca più recente, donata alla chiesa dal parroco Dalbard (18481887).
Il coro - sulle cui pareti laterali sono raffigurate le scene dell'Annunciazione (a destra) e della Resurrezione (a sinistra), opera del pittore Morgari - è decorato nella parte alta con figure di angeli a tutto tondo. Agli angoli della volta sono dipinti i quattro evangelisti. L'altare maggiore in marmi policromi è considerato, nel suo genere, il più bello della Valle. Donato alla chiesa dal conte Perrone di San Martino in una data imprecisata, sembra attribuibile agli anni immediatamente successivi alla metà del XVIII secolo. La tela inserita al centro raffigura una Madonna con Bambino e i santi Giuseppe, Dionigi, Pantaleone e Benigno.
Oltre il coro, nella navata destra, è collocato l'altare dello Spirito Santo, commissionato intorno al 1793 dal conte Perrone di S. Martino. Come i precedenti, è ricco di fregi dipinti e dorati; nella tela centrale è raffigurata la Pentecoste.
Stilisticamente analogo all'altare di S. Antonio, e dunque coevo, è l'altare successivo, dedicato a san Giovanni Battista. Nella tela, il Precursore è rappresentato tra i santi Pietro e Paolo.
Una curiosità: sospeso alla tribuna, verso la navata centrale, è visibile uno strumento musicale di latta (chiamato in patois tübo), utilizzato fino ad alcuni decenni fa dai cantori valdostani per l'accompagnamento liturgico.
Il museo d'arte sacra
Allestito in una vetrina in fondo alla navata destra, conserva statue, paramenti e suppellettili liturgiche in uso nel passato nella chiesa e nelle cappelle della parrocchia. Tra gli oggetti più importanti si segnalano una cassetta reliquiario gotica con iscrizione dedicatoria, donata dall'arcidiacono di Aosta Baudouin l'Ecuyer, parroco commendatario di Valpelline (14431475); la statua cinquecentesca di san Pantaleone un tempo esposta sulla facciata della chiesa; la croce astile in lamina d'argento detta "digna", riccamente decorata a losanghe e fiorami, con Crocifisso a tutto tondo al centro e i simboli degli evangelisti alle estremità dei bracci, forse menzionata già nel 1416; un paliotto d'altare in cuoio stampato e dipinto a fiori (XVII secolo) e una pianeta di velluto, pure seicentesca. Si osservano inoltre una croce astile cinquecentesca, due calici quattrocenteschi e alcuni busti reliquiari di epoca moderna. Un pregevole Crocifisso di grandi dimensioni, proveniente dalla chiesa di Valpelline e risalente alla metà del XIV secolo, è temporaneamente esposto presso il museo del tesoro della Cattedrale di Aosta.
Le cappelle
Ne] territorio di Valpelline figurano tre cappelle, di fondazione seicentesca: cappella della Madonna delle nevi in località Vignettes, esistente già nel 1700 ma rifondata nel 1755; cappella di S. Rocco a Semon, fondata intorno al 1640; cappella di S. Barbara a Thoules: distrutta da un incendio con l'intera frazione all'inizio del XVII secolo, fu ricostruita nel 1663, nuovamente distrutta da una frana nel 1905 e ricostruita nelle forme attuali nel 1912.
